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Articolo di: Giada Ferri
Foto di : Giulia Piccioli

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VERDONE Compagni di scuola 30 anni 1Carlo Verdone con una nota ed esilarante battuta iniziale di "Compagni di scuola"Sala gremita, pubblico impaziente di accogliere calorosamente l’ideatore e sceneggiatore, il regista e uno dei “Compagni di scuola”, Carlo Verdone, giunto per svelare aneddoti sulla storia del film, tra iniziali perplessità del produttore e divertenti incidenti sul set che gli costeranno uno stravolgimento cronologico delle scene da girare.

 

QUANDO VERDONE VA DAL PRODUTTORE
Il soggetto è scritto, la sceneggiatura anche, il copione giunge sul tavolo del produttore Mario Cecchi Gori che, però, all’inizio, non lo vede affatto di buon occhio, sottolineando, con spiccata inflessione toscana: «Prenderemo schiaffi da tutti, perché l’è logorroico, ‘un si ride mai e tu sei un personaggio tragico!», riferendosi a una potenziale non buona riuscita del film. 

CAMBIO DI GENERE
Ma il film si fa. Superato questo primo ‘scoglio’, la preoccupazione si acuisce, nel regista, per la “virata” che interessava Compagni di scuola. Il film si distacca sensibilmente da precedenti intuizioni, quali Un sacco bello (1980), Bianco, rosso e Verdone (1981), Borotalco (1982) o Acqua e sapone (1983), tanto per citare solo le prime quattro e il rischio di “deludere” un pubblico – affezionato o abituato a “un altro Verdone” – lo impensierirà, non poco, fino alla fine del film e oltre.

 

VERDONE Compagni di scuola 30 anni 2Fila al botteghino e necessità di una seconda proiezione

L’INCIDENTE A “VILLA SCIALOJA” CHE CAMBIA L’ORDINE DELLE RIPRESE E LA “PREGHIERA A SERGIO LEONE”
Il regista racconta che vuole iniziare le riprese dalla scena 1, per via di un cast di ben 23 attori da dirigere e per esigenze sceniche di continuità. Quand’ecco che, durante l’allestimento del set in una sala importante della villa dove si svolge l’intero film – anticamente e costosamente arredata – un operaio della troupe urta, involontariamente, distruggendolo, un lume pregiatissimo che costerà a Verdone tutta l’ira del proprietario di “Villa Scialoja” (questo il nome nel film), il quale gli interdirà l’accesso a quella stanza per settimane, costringendolo a iniziare le riprese dalla scena 46. Verdone mima lo stupore e la preoccupazione dell’epoca nell’apprendere la notizia e bastano due gesti affinché il pubblico rida di gusto quando il regista descrive, comicamente e con dovizia di particolari, la sua “preghiera a Sergio Leone” per la buona riuscita delle riprese, ormai in ordine sparso.

 

Luigi Petrucci nel ruolo di PostiglioneLuigi Petrucci nel ruolo di Postiglione
L’USCITA DEL FILM NEL 1988 E LE CRITICHE
Il film è finito ed esce nelle sale, ma piace con riserva; non convince del tutto e sembra essere “rimandato a settembre”.

Dopo le prime proiezioni, le telefonate risuonano, dapprincipio, come il messaggio preoccupato di amici e colleghi che sembrano più interessati alla “serenità mentale” del regista che non di raccontargli le proprie impressioni sul suo nuovo film, per – solo in un secondo momento – congratularsi con lo stesso per l’eccellente traguardo.
Naturalmente, il racconto che fa Carlo Verdone, anche di questo aneddoto, riesce a essere comicità pura, dalle espressioni facciali, alla mimica di tutto il corpo, comprese le imitazioni vocali. Come nei suoi film, racconta un “dramma” facendovi sorridere su, intelligentemente, con l’umorismo puro, garbato, elegante e con la gestualità e l’espressività magistrali che lo contraddistinguono. 

Giusi Cataldo nel ruolo di Margherita SerafiniGiusi Cataldo nel ruolo di Margherita 

Così Verdone, in piedi sul palco del cinema Europa, ricorda il momento dell’uscita di “Compagni di scuola”, nel 1988.
«Quando uscì il film, il film non fu capito com’è stato capito negli ultimi tempi. Vedete questa sala quant’è piena...
Quando il film uscì, io ero molto ansioso di sapere i giudizi delle persone, ma io in segreteria telefonica ricevevo questi messaggi dai miei amici: “Carlo so’ stato al Metropolitan oggi, ho visto il tuo film: sì, è molto bello... si ride, ma... è triste... ma... ma tu stai bene Carlo?”, “Carlo, il film è bello, è buono, io ho pianto due, tre volte. Ma... io sento della depressione in te... Sentiamoci quando vuoi...”, “Carlo, tutto bene? No... me sei mancato te, perché hai dato le battute agli altri...”».
Insomma, amici e colleghi erano più preoccupati di capire se Carlo Verdone stesse bene, che non di capire il film. Platea e galleria rompono il silenzio con una risata corale.
Carlo Verdone e Mario SestiCarlo Verdone e Mario Sesti«E anche la Critica» continua il regista «non riusciva bene a capire se Carlo Verdone stava andando verso un film “autoriale” o meno...». Si interrompe giusto il tempo di precisare la sua idea sui cosiddetti film 'd’autore', aggiungendo: «Secondo me non significa niente. Tutti i film son d’autore o non-d’autore. Il film o è buono o non è buono...».

I RICONOSCIMENTI
Ma i riconoscimenti arrivano. Nel 1989 il film vince il David di Donatello.
Miglior attrice non protagonista: Athina Cenci. 

La pellicola ottiene anche altre due nomination: a Carlo Verdone, come miglior attore protagonista e, a Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi e lo stesso Verdone, come migliore sceneggiatura

ALCUNI ATTORI, “EX COMPAGNI DI SCUOLA”, PRESENTI ALLA PROIEZIONEMaurizio Ferrini nel ruolo di LèporeMaurizio Ferrini nel ruolo di LèporeAnche dopo trent’anni dall’uscita del film, il regista ringrazia l’intero cast di Compagni di scuola e lo fa come un “appello di classe”, citando nomi e cognomi degli attori.

In sala ce ne sono alcuni: Luigi Petrucci, che nel film interpreta Ottavio Postiglione, il ‘secchione’ logorroico, liquidato a turno dagli ex compagni, fino a essere narcotizzato; Maurizio Ferrini, che interpreta Armando Lèpore, ormai divenuto ginecologo, che arriva alla festa con il compagno Lino Santolamazza, interpretato da Alessandro Benvenuti (non presente in sala), divenuto magistrato, che finge di essere rimasto su una sedia a rotelle a séguito di un incidente d’auto mai avvenuto. Il brutto scherzo si rivelerà quasi profetico. E Giusi Cataldo che interpreta Margherita Serafini, una bella compagna di classe, ormai sposata con un carabiniere geloso e sospettoso, che con malcelata serenità accompagna la moglie fino all’ingresso della villa e si presenta per primo a riprenderla, prestissimo, sul più bello... proprio appena lei, col favore del buio, bacia l’ex compagno di classe Toscani (non presente in sala), ormai divenuto un bell’uomo, che però non avrà mai il suo numero di telefono.
Un ringraziamento commosso del regista va agli attori prematuramente scomparsi, come Piero Natoli (Luca Guglielmi), Angelo Bernabucci (Walter Finocchiaro), Gianni Musy (il suocero di Piero Ruffolo), Giovanni Favilla (il marito di Margherita), Tony Brennero (Ennio, uno dei “gorilla” e autista dell’On. Valenzani).

VERDONE Compagni di scuola 30 anni 20Carlo Verdone in sostegno dell'Associazione "Davide Ciavattini" per la ricerca e la cura di tumori e le leucemie nei bambiniI ringraziamenti vanno anche all’organizzazione della duplice proiezione e ai presentatori dell’evento, Il Socio Aci Volume EntertainmentMario Sesti introduce e dialoga con Carlo Verdone nella suggestiva location del Cinema Europa (gruppo My Cityplex), in Corso d’Italia a Roma. 

L’ASSOCIAZIONE “DAVIDE CIAVATTINI”
Tra i ringraziamenti, Verdone non dimentica l’Associazione “Davide Cavattini”, per la ricerca e la cura di tumori e leucemie dei bambini. 

VERDONE AUTOGRAFA IL “FALSO SIRONI” A SCOPO BENEFICO
È a questo punto che, sul palco, viene svelato il “falso Sironi”, quel quadro che il compagno di classe Ciardulli (in arte Tony Brando), ossia l’attore Christian De Sica, tenta di affibbiare al greve e lapidario macellaio arricchito Finocchiaro, l’attore recentemente scomparso Angelo Bernabucci, il primo a comparire nel film. Lo scambio di battute sul quadro tra Ciardulli e Finocchiaro è ancora oggi, a distanza di trent’anni, uno degli sketch maggiormente citati tra amici, per lo più romani, e sui social.  

Sala gremita al Cinema Europa per la proiezione del film "Compagni di scuola" in occasione del trentennaleSala gremita al Cinema Europa per la proiezione del film "Compagni di scuola"

Verdone autografa il "falso Sironi"Verdone autografa il "falso Sironi" che andà all'Asta a scopo beneficoL’iniziativa è quindi quella di far autografare il “falso Sironi” - questariproduzione della tela che raffigura la presunta opera d’arte nel film - a Carlo Verdone. Il quadro andrà all’asta e il ricavato sarà devoluto a beneficio dell’Associazione “Davide Ciavattini”, sopracitata. 

L’ISPIRAZIONE DEL FILM E GLI ANNI ‘80
Verdone, in piedi e senza microfono, parla alla platea di come nasce il soggetto di Compagni di scuola. «Io mi stavo rendendo conto che tante coppie di amici si stavano separando. Erano gli anni ’80, anni in cui c’era come una sorta di fragilità nelle relazioni. E allora, tutte queste fragilità, tutti questi tormenti, li ho voluti mettere in questo film; soprattutto la solitudine. Era difficile perché dovevo far ridere, dovevo però anche essere onesto con me stesso: volevo raccontare un momento, un periodo che poi, alla fine, sono i vizi, le fragilità e le debolezze non dei tempi, ma degli uomini. Quindi forse anche per questo il film tiene così bene il passo, nonostante gli anni che avanzano. Perché un film sulla vita, la vita è fatta così. Non volevo fare un film di sole risate»

Carlo Verdone selfie Carlo Verdone, saluta con un selfie la Sala gremita del Cinema Europa per i 30 anni di "Compagni di scuola"Pare che l’autore sia stato ispirato, tra le altre cose, da una cena di classe a cui partecipò con il cognato Christian De Sica: la tipica “rimpatriata” dopo un paio di decenni dalla fine del liceo, quando le vite hanno inevitabilmente preso le direzioni. Al regista pare essere rimasto prevalentemente l’amaro di quella serata, la tristezza nel vedere coppie di amici già separate, altri che si ostinavano a replicare tardivamente scherzi da banchi di scuola, ormai fuori tempo massimo. Di lì a poco l’idea di Compagni di scuola prende forma.  «Era un Verdone che cercava di tirare fuori più coraggio possibile, di fare una cosa che in pochi forse avrebbero fatto. Era una grande scommessa... alla fine il tempo mi ha dato ragione, se siamo così tanti oggi» dice alzandosi in piedi per ringraziare della massiva partecipazione. «Grazie di cuore perché mi avete dato una grande gioia, però... spero di darvela anche io con questa proiezione. Grazie!». Il pubblico applaude lungamente, si abbassano le luci, inizia il film.




Articolo di: Giada Ferri

Foto di : Giulia Piccioli

 

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