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Articolo di: Giada Ferri

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È stata una replica straordinaria in questa domenica di marzo dove il sole è audace come questo piccolo teatro della periferia romana.

Grazia Scuccimarra, attrice e autrice delle proprie parole, delle proprie facce e dei propri dubbi, è la solita “bambina pestifera” che, da oltre quarant’anni, porta in scena il movimento naturale e politico dell’uomo medio, con le proprie paure e aggressività, giocando con l’assurdo che il tempo modifica.

 

È sola sul palco, coperta da quella rassicurante montagna di capelli bianchi che la contraddistingue da pianure di pensiero e bacchetta – in maniera velata e ironica – una raccapricciante società, spesso grottesca, che è impegnata a descrivere da oltre tre decenni in maniera singolare e autonoma.

Gli smartphone, gli hashtag, i selfie, le nuove sonorità e i testi disarmanti tanto amati dalle ultime generazioni, sono degli anelli che si uniscono in maniera circense per portare avanti una sana critica a questa modernità fatta spesso di vuoto e alienazione.

Il ritmo è marcatamente teatrale, ma lascia spazio alle parole della sua terra – Teramo – che a oltranza sostituisce con slang giovanili romani, non dimenticando di punzecchiarli e invitando alla cultura, alla conoscenza, alla creatività.

La scena è minimale, le parole sono lo schermo e la proiezione frenetica della sua anima che cammina veloce, di pari passo con il suo pensiero che spesso frena per far riflettere il pubblico che in sala è numerosissimo e non si distrae, anzi, a più riprese, prende l’iniziativa e sorregge la scena con applausi spontanei.

È uno spettacolo apparentemente comico, ma è il tragico che è dei nostri tempi moderni a riempire ogni piccolo “buco di serratura” dove tutti in fila, o uno sopra a un altro, siamo invitati a osservare, scrutare e copiare.

Per due ore Grazia non cessa di stupirci con le proprie argute e acute “lame” che infila a dovere tra il passato fatto di atti, poesia e fallimenti e un presente che sta costruendo culturalmente un funerale al futuro.

Femminismo, violenza sulle donne, atti giudiziari in preda a deliranti maschilismi, l’accontentarsi odierno del “cibo in scatola”, fanno di questo spettacolo una piccola collana di pietre preziose da intrecciare intorno a pensieri e ricordi.

Rigorosamente da imparare a memoria!



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Articolo di: Giada Ferri

RomaSportSpettacolo

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