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Articolo di: Giada Ferri
Foto di : Giulia Piccioli

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In una domenica di primavera calda e calma, alla Garbatella si respira una voglia di manovre strane che girano e accendono i riflettori all’interno del Teatro di quartiere.

Ed è proprio il nucleo urbano, la vicinanza e spesso la sopportazione tra umani, il tema principale dello spettacolo di Andrea Rivera.
La storia nella storia che cavalca l’intera voglia di riflessione nel mettersi a nudo tra le parole ironiche, aspre e, ahinoi, vere, piene di domande e di interrogativi fulminanti e spiazzanti.

Tanti anni di teatro di “strada” e altrettanti tra le reti Rai, hanno fatto di questo satiro una mina vagante senza fissa dimora di appartenenza, un 'indiano' che mira, con frecce rumorose e ironiche, ai poteri alti, decostruendoli e, spesso e volentieri, disarmandoli con l’uso della logica e della parola.

Ad accompagnare Rivera c’è Patrizio Maria, già cantautore e collaboratore di Ivan Graziani, Little Tony, Alberto Camerini e molti altri che, nella messa in onda visiva, oltre a suonare la chitarra si cimenta, in maniera briosa, come spalla dell’attore. 


Il precariato, la soluzione dell’ovvio, la castità culturale, la maniera flebile e irrisoria di chi comanda la massa, fa dello spettacolo “I quartieri di Roma e altre storie” un potpourri di immagini e deviazioni analogiche e senza freni. Rivera si tuffa nei suoi giochi di parole tra torte, annunci pubblicitari e medicine, lasciando spazio alla letteratura pasoliniana con un monologo visibilmente anarchico. I video delle sue 'citofonate note' lasciano respiro ai cambi di palco e di scena, scena che, nonostante la frenesia visiva, rimane minimale e indispensabile come uno spettacolo degli anni ‘70.

Per due ore lo spettacolo cammina a passo svelto, ma rilassante, pungente e scomodo. La gente in sala ride e riflette e non si crea problemi ad intervenire. C’è lo spazio per alcuni bis, tra cui un omaggio a Bruno Franceschelli, amico di Rino Gaetano, con il brano La Coccinella e uno al cantautore romano Stefano Rosso. Rivera smonta le parole di Una storia disonesta e la trasporta nei nostri giorni politici facendola sua e lasciandola anche al pubblico che canta divertito il ritornello originale,  

Tra i saluti, gli applausi e i ringraziamenti, a spezzare l’elettricità verbale, con un velo di dolcezza e di purezza, c’è Pigna, la cagnolina che accompagna Andrea Rivera da anni, «l’unica attrice cagna che pò recita’» e con un ‘arrivederci’ e un ‘bau’ si chiude il sipario su questa domenica diversa, amaramente vera e spassosamente vivace al Teatro Garbatella.


Articolo di: Giada Ferri

Foto di : Giulia Piccioli

RomaSportSpettacolo

Periodico Settimanale

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