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Conclave alle porte: a Roma è derby tra parrocchie per il nuovo Papa

26 Apr 2025 - From Piazza San Pietro in Roma in the presence of heads of state and royal delegations, the funeral of His Holiness Pope Francis

foto: Riccardo Piccioli

Il 7 maggio, il mondo si fermerà per un momento antico quanto il cuore della Chiesa: nella Cappella Sistina, al grido solenne di extra omnes, si chiuderanno le porte e si aprirà il Conclave, il grande mistero nel quale i cardinali, guidati dallo Spirito Santo, sceglieranno il successore di Pietro. Gli occhi del mondo scruteranno il piccolo comignolo alla ricerca di una fumata, nera o bianca, mentre a Roma, città madre della cristianità, un palpito diverso animerà le sue parrocchie, unite nella preghiera e, quasi per gioco, divise da un derby gentile.

Secondo l’antica tradizione, ogni cardinale riceve il titolo di una chiesa romana, a suggellare un vincolo che lega la Curia al popolo. E così, nell’attesa silenziosa e raccolta che accompagna ogni Conclave, le comunità parrocchiali hanno iniziato, con discrezione e sorridente affetto, a sperare che sia “il loro” cardinale a salire sulla Cattedra di Pietro.

A Trastevere, rione di antiche pietre e di fede viva, il tifo si divide tra due grandi nomi: Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che a Santa Maria in Trastevere ha mosso i primi passi nel sacerdozio e che oggi è titolare della chiesa di Sant’Egidio, e Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, che porta il titolo di Sant’Onofrio. Le strade di Trastevere, impregnate di storia e spiritualità, si animano di mormorii e auspici, mentre le mani si stringono in preghiera.

Alla periferia est, nella vivace Torre Angela, i fedeli guardano a Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, titolare della parrocchia dei Santi Giuda e Taddeo. Uomo di esperienza e di fine diplomazia, Parolin porta con sé speranze e timori, consapevole della nota massima romana: chi entra in Conclave da Papa ne esce cardinale. Eppure, il suo nome aleggia con insistenza tra le volte della Sistina.

Nelle strade popolari di Centocelle, l’entusiasmo corre più veloce. Luis Antonio Tagle, filippino, titolare della parrocchia di San Felice da Cantalice, è amato come un figlio del quartiere. I suoi gesti semplici, la sua voce che si leva chiara tra i popoli lontani, hanno conquistato il cuore di molti. È l’immagine di una Chiesa aperta, giovane, capace di accogliere e di parlare ai margini del mondo.

Anche il centro storico non resta indifferente. Davanti al Colosseo, la Basilica di Santa Francesca Romana spera per Peter Erdo, mentre Santa Maria ai Monti si affida alla benedizione del cardinale Jean-Marc Noël Aveline. In piazza della Repubblica, sotto le imponenti volte di Santa Maria degli Angeli, il pensiero corre allo svedese Anders Arborelius, figura di grande spiritualità nordica.

Tuttavia, oltre i sorrisi, oltre il tifo spontaneo e affettuoso, resta intatta la grandezza del momento che la Chiesa si appresta a vivere. Perché se Roma gioisce nel sentirsi più che mai centro del mondo, sa anche piegare il capo nella consapevolezza che è lo Spirito a guidare le sorti, e che il Conclave è prima di tutto un atto di fiducia nella promessa di Cristo: “Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”.