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Fortunato Ballerini e l’Olimpiade romana del 1908

Sabbato ar colosseo di Marco ImpigliaMarco Impiglia ci parla di Fortunato Ballerini, un primo articolo che ci porta nella storia delle Olimpiadi in vista di Tokio 2020.

 

Se andate al sito ufficiale del CONI, salta agli occhi il count down per Tokio 2020: meno 48 giorni! Avendo già pubblicato due libri di argomento a cinque cerchi (uno, gli

Cartoncino distribuito da LazioWiki per i 100 anni dall’erezione della SS Lazio in Ente Morale.

“Aneddoti olimpici”, stampato in diecimila copie e distribuito in tutta Italia), ho pensato bene di dedicare le prossime uscite della rubrica al rapporto tra la Città Eterna e i Giochi moderni. Non vi tedierò, dunque, con le storie, senz’altro eccessive, delle vittorie di Nerone alle Olimpiadi antiche, no: mi limiterò agli ultimi cento anni o giù di lì.  

Un momento della cerimonia del 2 giugno

Giusto tre giorni fa, la SS Lazio (polisportiva) ha officiato una cerimonia al Verano per ricordare l’erezione in Ente Morale della Società biancoceleste nel 1921.  Ha scelto di farlo sulla tomba di Fortunato Ballerini, per coincidenza appena “scoperta” dal gruppo LazioWiki – e quindi anche dal sottoscritto – in piena pandemia. Potrei raccontarvi la rocambolesca avventura del ritrovamento del sacro avello eseguendo pericolose gimkane tra pantere azzurre della polizia e carabinieri bleu-bordeaux in giorni “rosso-arancioni”, ma lascio stare. La lapide era spezzata e noi tre, reverenti e commossi, piegammo il capo in ginocchio: Cavalieri al cospetto del Santo Sepolcro.  Parallelo che ci sta, perché sulla lapide campeggiava, solitario, un simbolo: la Croce Templare.

Un uomo che nel 1940 si faceva seppellire senza croci cristiane o frasi pie e ammonitrici di nessun tipo; solamente il suo nome e un segno richiamante a una istituzione bollata nemica dalla Chiesa: ma chi era costui? Beh, un personaggio straordinario. Una delle figure più importanti nella storia dello sport pionieristico italiano. L’integerrimo servitore dello Stato e l’ubiquo ginnasiarca che cercò in tutti i modi di portare le Olimpiadi a Roma.

Dovrebbe uscire, “a momenti” (sono due anni che l’ho consegnato ma il Covid ha rallentato tutto), un mio saggio su Ballerini, inserito in un volume sulla sociabilità e lo sport a Roma tra fine Ottocento e primo Novecento. Ergo, sul framassone Ballerini credo di sapere un mucchio di cose: sicuramente quello che mangiava. Dettaglio interessante, perché il “Ballo” era un crudista ante litteram.

Ballerini escursionista in un disegno del 1917

Riuscì a praticare ogni genere di disciplina sportiva fino a ottant’anni suonati – tamburellista, marciatore, velocipedista, nuotatore, bocciofilo, alpinista, un inveterato escursionista – iniziando, scoccati i 50, a mangiare secondo i seguenti precetti (parole sante sue): 

Non fumare, non caffè, non zucchero, non vino né liquori, non sale né olio, né droghe né aceto, non minestre con acqua cotta, non teatri, caffè, salotti, ristoranti chiusi … Alzarsi col sole, colazione a latte crudo o con frutta, pranzare mezzora dopo mezzodì con questa lista: a) riso al burro poco cotto, sul piatto aprici una o due uova fresche, spremici mezzo limone, mischia e mangia alternando per ogni boccone una forchettata d’insalata fresca senza condirla; b) carne poco arrostita  con insalata non condita e con patate poco cotte al forno o a lesso; c) frutta quanta ne vuoi. Non hai bisogno né di pane né di bere ma, in caso, acqua con limone. La sera, cena alle 20, con la stessa lista del mezzogiorno…

Provateci, e vedrete gli effetti! Ringiovanirete di sicuro. O morirete presto. Un tipo così, un fiorentino ghibellino di questa tempra, fu per vent’anni (1904-1922) alla guida della Lazio ai tempi in cui si chiamava “Podistica”.

Resse le sorti della Federginnastica e della Ginnastica Roma, di varie altre società sportive di tamburello, bocce, scherma e tiro a segno, e una, in particolare, dal nome che era tutto un programma, la SALUS: «Roma Ornamentum Mundi Acclamat. Societatem Abstinentium Longoevorumque Universalem Sanitariam».   

Il cavaliere assiste, in qualità di presidente della Podistica Lazio, a una partita di football tra i biancocelesti e il Collegio Scozzese

Soprattutto, fu tra i fondatori e primo segretario della Associazione laica nazionale dei Boy Scout e segretario generale del Comitato Olimpico Italiano.

Un impegno non di poco conto, giacché fu lui a stendere nel 1914 lo statuto originario dell’attuale CONI; salvo poi, indispettito perché non gli avevano mantenuto la carica di segretario, tenersi a casa sua, al Nomentano per varie settimane, l’archivio dello sport italico.

Fu un brutto scherzo, quello che gli giocarono alcuni di quei panciuti dirigenti sportivi politicanti del nord. Perché Ballerini aveva dato molto del suo tempo al movimento olimpico.

Ad esempio, accompagnando le rappresentative azzurre, nella sua qualità di tesoriere e organizzatore dei viaggi, alle Olimpiadi di Londra 1908 e Stoccolma 1912. E senza essere remunerato ma tirando fuori soldi extra di tasca sua.

E qui veniamo al punto: i Giochi Olimpici del 1908. Quelli che avrebbero dovuto svolgersi a Roma e non nella capitale dell’allora Impero Britannico. Non accadde per due motivi: perché eravamo poverelli e per via della miope politica nostrana. Vi ricorda qualcosa, quest’abbinamento?

Il libello pubblicato per sostenere con solidi argomenti i Giochi Olimpici a Roma
Il libello pubblicato per sostenere con solidi argomenti i Giochi Olimpici a Roma

Ballerini - Massoneria
Un documento del 1913. Si veda in alto il classico stemma, che ha dentro evidenti richiami alla simbologia massonica, inaugurato nel 1905

Ancora oggi, la letteratura internazionale e l’erudizione popolare tendono a liquidare in poche battute il mancato svolgimento a Roma dell’Olimpiade 1908, derivandolo dall’eruzione del Vesuvio dell’aprile 1906 che avrebbe stornato i finanziamenti del governo; così, ad esempio, scrive il Wallechinski nel suo volumone aggiornato ogni quattro anni, “The complete book of the Olympics”. In realtà, nella primavera del 1906 la questione era chiusa.

Una vicenda ingarbugliata, che la storiografia ufficiale ha scandagliato a sufficienza, vedi gli studi di Colasante e Forcellese. Colpiscono un paio di analogie con la bocciatura della proposta di ospitare i Giochi 2024:

1) l’ostilità dell’establishment politico, sia capitolino che nazionale;

2) la perfetta, inquietante sincronia con la crisi economica della Capitale, il classico “non c’è trippa per gatti!”

Ridotto ai punti essenziali, è possibile enucleare sette tappe nel “tour olympique” balleriniano:

1) nel 1902 Ballerini, accogliendo l’invito di uno dei 26 membri del Comité International Olympique (CIO), il conte vercellese Eugenio Brunetta d’Usseaux,  inizia a lavorare al progetto previo il placet della FGI;

2) nel febbraio-marzo 1903 ottiene l’appoggio della giunta municipale, guidata dal principe Prospero Colonna di Palliano, ed espone il progetto al XVI Congresso FGI, che determina di inviare una rappresentanza ai Giochi di St. Louis e di spedire la richiesta ufficiale al barone de Coubertin ma non discute nulla: primo segno che la cosa è mal digerita;

3) il 23 dicembre 1903 la FGI dà nota del disimpegno della giunta di Roma e del Consiglio dei Ministri a elargire finanziamenti. Il consigliere Guerra presenta un o.d.g. di rinuncia all’organizzazione dei Giochi che riceve il gradimento generale, con l’eccezione di Ballerini che si dimette da segretario della FGI;

4) durante il 1904, Ballerini porta avanti un comitato promotore che si fa forza dell’assegnazione a Roma degli Olympic Games, avvenuta a Londra il 20 maggio di quell’anno. Il “palazzo” romano, per il momento, sembra sostenerlo;

5) a fine febbraio del 1905, Pierre de Coubertin, entusiasta di rilanciare il movimento olimpico nell’ex Caput Mundi dopo i disastri di Parigi 1900 e St. Louis 1904, arriva alla stazione Termini e incontra Vittorio Emanuele III e il cardinale Merry Del Val. Il barone francese sceglie i teatri di gara ma intuisce che, al di là della formale cordialità e delle vaghe promesse, nulla si sta muovendo nel concreto;

6) partito Coubertin, il senatore Angelo Mosso, un illustre fisiologo e ginnasiarca di Torino,  attacca il progetto di portare le Olimpiadi moderne sulle sponde di Enea, affermando che l’Italia non è preparata per  un simile compito;

7)  il 27 gennaio 1906 una commissione, presieduta dal  sindaco Enrico Cruciani Alibrandi, asseconda «moralmente» l’iniziativa, esprimendo l’impossibilità di organizzare alcunché: il CIO prende atto e, nella sua ottava sessione tenuta ad Atene, annuncia il “dégagement” di Roma.

Stemma
Un altro documento a firma Ballerini, questa volta del 1924. Riguarda la Roma Salus. Lo stemma dell’originale associazione fu commissionato all’amico Duilio Cambellotti

Su tutta la vicenda pesò il timore della Federginnastica che il movimento olimpico andasse a occupare spazi di sua competenza. L’attitudine frenante della FGI in ordine al processo di liberalizzazione del movimento sportivo si palesò evidentissima, e a nulla valse lo zuccherino, messo là da Ballerini, di fare coincidere la festa olimpica col ventennale federale: gli venne controbattuto che un concorso ginnico internazionale sarebbe stato più adeguato alle forze dell’Ente.

A comparazione dei suoi colleghi notabili della FGI, Ballerini rivelò nella speciale circostanza una superiore visione, intuendo il valore comunicativo dell’evento. Egli rispose a tamburo battente agli avversari della sua crociata, prospettando introiti dalle gare vicini al milione di lire, e come quindi l’Olimpiade sarebbe stata possibile «dal lato morale, tecnico ed economico.»

Ricordò il fermento in atto che si traduceva in una crescita di sodalizi e di risultati nei contesti internazionali, augurandosi che la macchina organizzativa, ferma al marzo del 1904, si sarebbe rimessa in moto grazie al nuovo governo di Alessandro Fortis, succeduto a Tommaso Tittoni e al recalcitrante Giovanni Giolitti.

Dentro l’accorato appello del neo-presidente della Società Podistica Lazio (carica accettata in quei giorni), c’è una frase da cui traspare il forte spirito patriottico che ne ispirò l’azione: «Manca solo al nostro sport l’occasione, la spinta per manifestarsi in tutta la sua potenza.»

La pervicacia di Ballerini sul versante olimpico sfociò nella pubblicazione di un libello e nella partecipazione, sia come cronometrista e componente delle giurie del ciclismo e del podismo, sia come gareggiante nel tiro a segno, alle selezioni per la rappresentativa da mandare ai Giochi intermedi di Atene. Prove svolte a piazza di Siena e in altri impianti nei giorni 31 marzo/2 aprile 1906.

Quindi il suo impegno continuò nella veste di segretario del Comitato Olimpico Italiano, diretto dal marchese Carlo Compans di Brichanteau, sodale di Coubertin, col fine di organizzare le spedizioni ai GO 1908 e 1912.

Una straordinaria, e finora inedita, lettera del 1906 a firma del sindaco Cruciani Alibrandi, nella quale si rinuncia ufficialmente all’Olimpiade. Nella storia dei Giochi Olimpici moderni, ci sono stati altri casi di ritiro, ma nessuno per motivi superabili come in occasione della IV Olimpiade.

Ballerini svolse il compito con l’acribia del funzionario di Stato, in un contesto reso difficile dalla penuria di fondi. Dai suoi appunti manoscritti, conservati nell’archivio Compans, sappiamo che il rimborso personale ammontò a lire 251,30.

Per celebrare la vittoria del lottatore Enrico Porro, spese 25 sterline del budget per una cena e inviò alla Federazione Sports Atletici un telegramma: «Primo campione mondiale. Urrah. Ballerini»

Contrariamente a una leggenda diffusa tra i sostenitori della SS Lazio, il grande presidente non fu tra coloro che aiutarono Dorando Pietri nel giro di pista finale al White City Stadium. Lui e Compans, presenti sulla pista, non sorressero l’esausto e drogatissimo corridore ma si limitarono ad incoraggiarlo.

Vero, piuttosto, che i due dirigenti azzurri soprassedettero a contestare il verdetto di squalifica solo perché la coppa d’oro donata dalla regina Alessandra acquietò gli animi.

Vero pure che dovettero difendersi dalle accuse d’incompetenza per la gestione del maratoneta carpigiano, portato a Londra due settimane prima della gara e affidato alle cure del massaggiatore Pericle Pagliani, uno dei più talentuosi podisti della Lazio. Ballerini e il Pagliani accompagnarono Pietri sull’ambulanza all’ospedale, contribuendo a salvargli la vita.

Ma poi Ballerini accusò Pietri di professionismo. Addirittura lo definì, in una lettera inviata a Compans, un «animo perverso», «ingrato», un «uomo volgare» che cercava «un suo tornaconto correndo per fare la pubblicità a un ricostituente scritto sulla propria maglia bianca.»

Questo, in sintesi, lo spessore olimpico di Fortunato Onorato Ballerini, del quale oggi possiamo omaggiare la tomba sita al reparto vecchio del Verano.  

Ed è abbastanza incredibile (no, normale direi…) che a Roma sia intitolata una via all’”Impero del Male” Unione Sovietica (lo dico per esperienza personale, avendo vissuto a lungo in Africa in paesi di area socialista) e non a un uomo come il cavalier Ballerini.

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