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Il Lazio ripiomba nel colore arancione

Roberto Speranza e Alessio D'Amato

La nostra regione cambia colore. I dati sui contagi non migliorano

Era da tempo che le parole dell’Assessore alla salute della Regione Lazio, Alessio D’Amato, echeggiavano nei comunicati stampa, nelle interviste rilasciate: le restrizioni contenute nella colorazione gialla sembra non bastare ad arginare il numero dei contagi nella nostra regione.

Complice sicuramente il comportamento dei cittadini, comportamento che hanno portato nel periodo pre e post natalizio ad affollare i centri storici delle provincie laziali, ad esempio, da cui probabilmente scaturisce anche la statistica negativa delle postività riscontrate.

Non è solo un problema di restrizioni, quelle percepite dalla popolazione, di certo più restrittiva e conservativa anche realmente di poco, ma è soprattutto un problema di tenuta del sistema sanitario regionale, ed i numeri parlano chiaro: allo stato attuale, 77.755 i positivi contagiati con 2.780 pazienti nelle strutture di ricovero d’elezione a cui si aggiungono 299 concittadini ricoverati nelle terapie intensive.

Un duro colpo, destinato ad aumentare almeno nei prossimi giorni, all’apparato sanitario che da circa un anno vive costantemente nell’emergenza e che ha portato ad una vera e propria rivoluzione di ogni singolo ospedale, una rivoluzione sugli approcci medici ai pazienti.

Il piano vaccinazioni è iniziato

Iniziato anche il piano vaccinazioni nell’intera regione. I sanitari i primi ad aver ricevuto la prima dose del vaccino a cui seguirà la seconda, a distanza di 21 giorni come da protocollo sanitario. Il piano procede a tappe: i primi ad essere vaccinati sono medici ed infermieri, schierati in prima linea in questa emergenza pandemica, per proseguire con i pazienti più fragili ovvero gli ultra ottantenni, per proseguire con la popolazione con patologie importanti e via via categorie di persone omogenee per arrivare a completare il quadro con tutto il resto della popolazione.

Crisi di governo ed il walzer delle ASL

A complicare questa emergenza sanitaria, c’è una instabilità governativa. In questi ultimi giorni infatti la crisi di governo preoccupa alla luce della continuità delle azioni intraprese dall’organo esecutivo. Un eventuale cambio di esecutivo, compeso il Ministro della Salute, non gioverebbe infatti ad una continuità nell’affrontare questa emergenza. Per questo, dalla crisi politica, il ministro Speranza ha chiesto di tenere fuori l’emergenza sanitaria dalla polemica politica a livello esecutivo centrale.

Non solo la crisi di governo, ma in questo periodo, sono previste le nomine dei nuovi Direttori Generali delle ASL regionali. Nei prossimi mesi le Aziende Sanitarie Locali da Latina a quelle di Roma avranno a capo i nuovi governatori che dovranno gestire a livello locale, in accordo con l’Assessorato alla Salute regionale, l’emergenza sanitaria nel prossimo futuro.

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