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La solitudine di Piazza San Giovanni

foto esterna: Matteo Nardone

Piazza San Giovanni 1 Maggio 2021“1° maggio, una folla gremita si accalca sotto il palco del consueto concertone romano, bandiere al vento dei sindacati confederali scandiscono i brani, come da sempre.”

Ecco, queste sono le parole che forse avremmo voluto leggere, quelle che avrebbero riscattato l’assenza di tutti per il secondo anno da quella piazza. Un concertone non fruito, un concertone relegato in un spazio esclusivamente televisivo. Cosi’ come televisive sono ormai da tempo le notizie sui murti sul lavoro, le notizie dei posti di lavoro persi, le notizie delle casse integrazioni e delle chiusure delle fabbriche, dei riders. Per coloro che non sono toccate sono notizie da telegiornale, per coloro che sono toccati direttamente sono tragedie che riescono ad annullare intere famiglie.

Eppure anche oggi piazza San Giovanni a Roma non è vuota. E’ piena di bandiere disposte geometricamente, piena idealmente da tanti, vuoti praticamente da tutti, salvo tre stand dei sindacati conferderali, semivuoti anch’essi. I sindacati che stanno perdendo contatto col mondo del lavoro odierno, sindacati che restano legati alle vecchie logiche lavorative mentre oggi tutto cambia e  rapidamente.

Una piazza che una volta è stata il simbolo dello scontro sociale, la piazza del grande funerale sentito dal popolo, la piazza degli scioperi generali, oggi sembra essere l’unica piazza vuota. Si riempiono altre piazze a Roma, quasi a sfregio, si riempiono strade e raccordo anulare.

Ma le bandiere sono lì, allineate sul grande prato verde, calcato negli anni da tanti giovani, sole, a sventolare, senza accanto alcun giovane, nessun futuro lavorativo. Come cantava Venditti: “A San Giovanni stanotte, la piazza è vuota. Ma quanta gente che c’era, sotto la grande bandiera”.

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