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La vera data di nascita dell’AS Roma

Italo Foschi, il fondatore della AS Roma, con Benito Mussolini allo Stadio

Sabbato ar colosseo di Marco ImpigliaMarco Impiglia ci parla della nascita della AS Roma, di quell’alone di mistero che ruota attorno alla vera data di nascita della squadra di calcio.

Eccezionalmente, oggi la rubrica esce di domenica. Ma c’è un motivo valido: la AS Roma spegne 94 candeline!

Già mi sembra di udire qualche sibemolle di protesta. C’è un primo tifoso, piuttosto garbato: Ma no, si sbaglia, caro dottor Impiglia: la Magica è nata il 7 giugno 1927. Sta nei libri. Se ne compri almeno uno: mi pare che lei sia romanista, no? E un altro tifoso, qui sotto casa mia alla Magliana, giusto quello che strombazza felice quando la Lazio becca un gol: Ma che dici? Sei zifilitico? Lo sapevo che eri uno zifilitico laziale! Ma se sta pure sul sito ufficiale! Non lo sai che sei anni fa gli americani hanno messo una commissione apposta per stabilirlo una volta e per tutte? Era per quell’altra storia della data fasulla, il 22 luglio, quella che ingenerava la confusione. Ma ce so’ le carte, caro mio, c’è l’annuncio sul Messaggero del giorno appresso: la Roma è nata il 7 di giugno, come mi’ fija! E dopo queste due voci contrarie, ne sento una terza, questa volta di un sostenitore della Lazio, uno che pubblica libri: Vede, Impiglia, la Roma è nata il 25 agosto, il resto so’ chiacchiere dei romanisti ignoranti. Noi biancazzurri, nobbili come siamo, la nostra storia la conosciamo a menadito. Loro, invece, nemmanco sanno quanno so’ nati!

Il problema della fondazione della ASR è un rebus di non poco conto, aurato di leggenda quasi quanto la fondazione dell’Urbe medesima. Cercherò qui di spiegarvelo il più semplicemente possibile. (Ecco, è arrivato l’immancabile “Professore”…)

Tutto parte nel 1926, allorché il fascismo decide di mettere sotto controllo il calcio. Una serie di risoluzioni, la “Carta di Viareggio”, riformulano la gestione del gioco che tanto appassiona gli italiani: il cardine è la sostenibilità amministrativa, attuabile attraverso fusioni pilotate di club cittadini che diano adito a società propriamente “fasciste”. Si vuole andare verso una Divisione Nazionale che accolga valide squadre del nord ma anche del centro-meridione. Tra gli elaboratori delle carte c’è Italo Foschi, un abruzzese che dirige il giornale “Roma Fascista”. Foschi, nel maggio del 1926, istituisce l’Ispettorato Sportivo del Fascio dell’Urbe, coll’intenzione di riportare politicamente all’ordine l’intero movimento sportivo della Capitale. Il football è al primo posto, il gerarca accarezza il sogno di creare uno squadrone in grado di contendere la leadership al Bologna, al Genoa e alla Juventus. Infatti, sia la Lazio che la Fortitudo e l’Alba le hanno sempre buscate di brutto nella finalissima nord-sud per lo scudetto.  Foschi attua con rapidità il suo piano. Si appropria d’imperio delle società cattoliche Pro Roma e Fortitudo, fondendole. Cerca e ottiene l’appoggio dell’Alba-Audace, andata in mano a un gerarca suo amico, Ulisse Igliori. Tenta l’approccio alla Lazio, che ha il prezioso Campo della Rondinella, il migliore per il calcio. Ma fallisce, perché trova sbarramento nel console della Milizia Giorgio Vaccaro. Il campionato 1926-27 inizia, così, con la Juve campione d’Italia dopo aver surclassato in agosto l’Alba nella finale andata/ritorno.  Non solo: sia la Fortitudo-Pro Roma che l’Alba vanno male durante la stagione, mancando l’accesso alla Divisione Nazionale 1927-28. La Lazio, al contrario, lo centra.

(Diamo un calcio al Professore)

Raccolgo e proseguo che è appunto nella primavera del 1927, quando Foschi capisce dove si sta andando con quei cacchio di risultati sul campo, che riprova a coinvolgere la Lazio nel suo piano di formare una super-squadra di pretta marca fascista e con i colori della città. Ma gli va male, perché i rapporti con Vaccaro, il gerarca che difende la Lazio, rimangono pessimi; inoltre, la SS Lazio, società Ente Morale, ha prerogative che ne rendono legalmente impossibile l’assorbimento, patrimonio compreso, in quattro e quattr’otto. Non sto qui a ripercorrere tutte le vicende, abbastanza complesse, che portarono a una divaricazione completa tra Vaccaro e Foschi, ma tenete presente una cosa: in realtà, fu tutto un teatrino, fumo negli occhi per nascondere un’altra verità; vale a dire che entrambi non volevano la “fusione”, per cui si mossero per avere ognuno la propria parte di bottino: una SS Lazio intatta e più che mai fascista, col campo della Rondinella in fase di ampliamento per affrontare la Divisione Nazionale 1927-28, e una AS Roma pronta ad entrare di slancio tra le elette del calcio, senza neanche abbassarsi a giocare per meritarlo. In puro stile Super League, se volete.

L’ultimo atto della messa in scena fu il famoso incontro del 6 giugno sera, nella sede della Lazio a via Tacito, tra quelli della Fortitudo e Vaccaro. Foschi neppure si presentò alla riunione che, in teoria, avrebbe dovuto appianare le cose. E lo sapete perché? Perché non voleva il matrimonio. Vaccaro, idem, non lo voleva nemmeno lui. A meno che il suo avversario non avesse ceduto sulla conditio sine qua non dell’assorbimento della Fortitudo nella Lazio. E neanche quest’ultima piattonata a suo favore il console poteva desiderare, in quanto mandare a monte il parto della “giallorossa” avrebbe disturbato qualcuno lassù.  Che, come minimo, avrebbe fatto discendere uno sgherro laureato a chiedere: “Nam cur?” Fu così che partirono trattative destinate al fallimento, perché così stava bene ai principali contraenti: Foschi e Vaccaro. Ma Foschi ci aveva un Piano B…

Eh si: la “Maggica” è nata cor Piano B.

 

La Commissione sportiva dell’Urbe riunita nella Casa del Fascio a via di S. Basilio. Dal giornale Tutti gli Sports

Il Piano B si rifaceva a un’altra riunione, tenuta il 2 maggio 1927 nell’Ispettorato Sportivo del Fascio, in un palazzo di fine Ottocento a via di San Basilio 51, vicino a via Veneto.  Fu in quella sede che Foschi e il federale di Roma, Umberto Guglielmotti, misero a punto un programma-scappatoia da attuarsi nel caso il tentativo di far sparire la SS Lazio, o per lo meno fregargli la sezione calcio, fosse fallito.

Vi dico subito che Foschi quella cosa dell’assorbimento della Lazio già non la desiderava più: soprattutto perché era ben conscio della conseguenza che la sua aspirazione alla presidenza sarebbe tramontata, con la Lazio dentro.

L’abruzzese era per la Fortalba secca, più il Roman e la Pro Roma, che servivano a dare finanze e qualche atleta per gli altri sport. Ma Guglielmotti gli ricordò che nelle alte sfere pensavano ancora alla Lazio, in riguardo alla super-squadra rinforzata.  Occhio quindi alla data: 2 maggio.

Da questo punto in poi, è tutto uno smaneggiamento di Foschi per mandare a monte il Piano A: quello che appariva sui giornali con i continui aggiornamenti: la Lazio è molto vicina alla Fortitudo, la Fortitudo coll’Alba è praticamente una fusione avvenuta, avremo la grande squadra, eccetera eccetera.

Umberto Guglielmotti, il Federale che decise la data di nascita da mettere nello statuto della ASR. Dal giornale Il Tifone
Umberto Guglielmotti, il Federale che decise la data di nascita da mettere nello statuto della ASR. Dal giornale Il Tifone

Le famose “firme” del 7 giugno, a casa di Foschi in via Forlì, tra lui, Scialoja per il Roman e il mutilato Igliori per l’Alba, dunque, furono niente altro che l’attuazione del Piano B. Il documento con queste firme non è stato pubblicato né mai si è ritrovato; idem per l’atto di nascita ufficiale della AS Roma, sicuramente occorso davanti a un notaio.  Forse, chissà, proprio quel 25 agosto come afferma il laziale supersaputo di cui all’inizio. Ma noi saremmo per un’altra data.

Tenete presente che, a fine luglio, il Roman ancora esisteva, ergo la ASR davanti al notaio non era giunta. Ma fu in quella data misteriosa, in pieno solleone, che Foschi, nella sua qualità di presidente, e l’amico Guglielmotti, federale dell’Urbe e presidente onorario, stilarono l’articolo che retrodatava al 2 maggio 1927 la fondazione della Società.

Via di S. Basilio 51 oggi: c’è pure la bandiera della Roma!
Via di S. Basilio 51 oggi: c’è pure la bandiera della Roma!

Questo perché necessitava un “iter fascista” che fosse ricollegabile all’azione dell’Ispettorato, e in quella data Guglielmotti era stato presente alla riunione a via di San Basilio.

Per cui, in realtà, pure quel che abbiamo detto sulla data esatta in cui venne congegnato il Piano B è una mera congettura.

Ma di vero c’è una cosa: che lo Statuto mai saltò fuori in Era Fascista. Neanche nel primo libello ufficiale della AS Roma, stampato nel 1928, si accennò minimamente alla data di nascita. Pensate: si pubblica uno scritto di presentazione di un nuovo sodalizio sportivo e non si dice nulla sulla data in cui lo si è fondato!

La questione dello Statuto misterioso saltò fuori solo nel dopoguerra (prima il fascismo non se ne era preoccupato, visto il casino dal quale era sorta la più amata squadra della Capitale). L’argomento fu al centro di un acceso dibattito in un’assemblea tenuta l’11 novembre 1944.

Frontespizio dello statuto del 1951.
Frontespizio dello statuto del 1951. Per gentile concessione della Federazione Italiana Base-Ball
L’articolo 1 che sancisce come la Roma sia nata il 2 maggio 1927. Nel 1967, con la nascita della Roma Calcio S.p.A., la data fu espunta. Anzi, per stare sicuri, non si appose alcuna data
L’articolo 1 che sancisce come la Roma sia nata il 2 maggio 1927. Nel 1967, con la nascita della Roma Calcio S.p.A., la data fu espunta. Anzi, per stare sicuri, non si appose alcuna data

Serie di conciliaboli dai quali sortì, una settimana più tardi, l’elezione alla presidenza del futuro politico democristiano Pietro Baldassarre. Baldassarre che, per altro, nell’itinere delle discussioni si disse convinto che la ASR fosse esistita, fino a quel momento, priva di un contratto sociale di natura giuridica. Si stilò, allora, un nuovo statuto, poi confermato, con modifiche, nelle assemblee del 20 marzo 1950 e 2 luglio 1951. E in quest’ultimo statuto – il più vecchio disponibile oggi della AS Roma – la data di nascita è chiara: 2 maggio 1927. 

Nel 1953 il dottor Giorgio Crostarosa – ex dirigente del Roman, nonché colui che, spalleggiato da Vittorio Scialoja, aveva discusso, fino ad adire vie legali, con Baldassarre riguardo allo statuto – lo depositò alla Federazione Italiana Baseball per l’affiliazione della sezione. Il 16 febbraio 1967 la trasformazione della ASR in società per azioni annullò lo statuto del 1951, che sarebbe dovuto rimanere valido altri dieci anni. Scomparve, così, la vera data di fondazione. Nell’immaginario comune rimase quella, fasulla, riconducibile all’ordine del giorno del 22 luglio, divenuta cara ai tifosi dopo l’esibizione del foglietto-reliquia in un libro del giornalista Ezio Saini: l’unico documento cartaceo sopravvissuto agli eventi.

Qualche anno fa, ho ritrovato lo Statuto del 1951 bello sepolto negli archivi della FIBS. Ne ho preso lo spunto per delle ricerche che hanno portato nel 2019 alla pubblicazione di un saggio su una rivista giuridica del CONI. Naturalmente, nessuno ne vuole sapere niente di questo statuto della AS Roma che afferma che la società ha avuto i suoi natali il 2 maggio 1927. C’è come una maledizione sull’intera faccenda: pastrocchio e censura ieri, pastrocchio e censura oggi. La mia parte romanista se ne duole, quella laziale esulta. Ma è assodato: i tifosi della Lupa non possono essere certi di quando la loro squadra ha visto la luce. Un po’ come quelli che escono dalla pancia il 31 dicembre e li spostano all’anagrafe al primo di gennaio, così guadagnano un anno. Comunque, stando alle sue carte più vecchie, la Roma è nata nel mese caro alla Madonna. E sotto il segno del Toro. Gli esperti dicono che i nati in questo giorno “tendono ad esagerare”.

Ma allora è tutto vero… questo compleanno della Roma, uno e trino come il Santissimo, è davvero esagerato!!!

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