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Monte dei Cocci: una discarica di anfore

La storia del Rione Testaccio è strettamente connessa alla vicinanza del Tevere e ai traffici commerciali di Roma. Testimonianza del peso che i commerci hanno avuto in questa zona sono i resti dell’Emporium, costruito nel 193 a.C. funzionale allo smaltimento e allo scarico delle merci risalenti il fiume, la Porticus Aemilia, una struttura molto vasta usata per lo stoccaggio delle merci, ma anche Monte Testaccio o Monte dei Cocci. Quest’ultimo rappresenta un sito archeologico molto particolare, un unicum nel suo genere, una collinetta artificiale costituita da cocci delle anfore.

Roma importava olio, grano, vino e tanto altro dalle province e le anfore usate durante il trasporto, una volta svuotate, necessitavano di essere smaltite. A lungo andare, considerandone la cospicua quantità, iniziò a diventare un problema da risolvere. A Roma, inoltre, vi era il divieto di gettarle nel Tevere, poiché accumulandosi sul fondo del fiume, non particolarmente profondo, avrebbero causato danni alla navigazione. La soluzione fu quella di creare una discarica, non molto lontana dal luogo dove la merce arrivava. Monte dei Cocci, dunque, nasce come una discarica per far fronte a questo problema.

Heinrich Dressel, tra il 1873 e il 1878, si dedicò allo studio delle anfore di Testaccio, scoprendo come la maggior parte di esse contenessero olio proveniente dall’Andalusia. Inoltre realizzò una classificazione di esse in base alla forma, ancora tuttora in uso tra gli archeologi, fondamentale per scoprirne la provenienza, ma anche che tipo di alimenti contenessero. La scoperta dei bolli e delle annotazioni rilevanti il contenuto trovati sui resti di questi contenitori, sono stati fondamentali per gettare luce sui traffici commerciali locali.

Attualmente fare una passeggiata sul Monte Testaccio è un’esperienza suggestiva poiché si cammina su un’antica discarica, dalla cui altura si può ammirare la città moderna che si estende ai suoi piedi.

Rubrica a cura di: www.bellaroma.info

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