foto esterna: AI

L’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela è la certificazione della orrenda legge del più forte. È l’ennesima sfacciata aggressione alla legalità, al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite. In un quadro di disumana umanità crescente

Non possiamo andare avanti così! Ora tocca al Venezuela. La guerra dell’Occidente (cosa voglia dire ancora questo termine non ne ho idea) contro “l’altro lato del mondo” si allarga. La guerra diventa il sistema globale con cui fare i conti. Non si tratta di ripetere il mantra della violazione del diritto internazionale, in macerie da tempo, né di fare esercizi di memoria selettiva: dai Balcani all’Iraq, dall’Afghanistan ai bombardamenti NATO su Belgrado, fino a una Palestina trasformata da oltre settant’anni in una prigione a cielo aperto. Né servono ricordare le politiche imperiali degli Stati Uniti verso l’America Latina e il Centro America.

L’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela è la certificazione della orrenda legge del più forte. È l’ennesima sfacciata aggressione alla legalità, al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite. Un altro atto criminale ed eversivo, politicamente indifendibile e moralmente intollerabile. Un altro spaventoso passo nell’abisso della Terza Guerra Mondiale. Non possiamo andare avanti così! Sostenere, come ha fatto il governo italiano, che si sia trattato di un “legittimo intervento di natura difensiva contro gli attacchi ibridi alla propria sicurezza” ci mette tutti in pericolo, perché trascina il nostro paese in un mondo dominato dall’illegalità e dall’arbitrio. Lo stesso fa l’Unione Europea che, limitandosi a chiedere “moderazione”, alimenta la politica suicida del doppio standard. La mancata condanna di questo ennesimo atto di guerra -delle uccisioni e distruzioni che ha provocato, dei pretesti e degli obiettivi che lo hanno sostenuto- autorizza chiunque ad attaccare o invadere un altro paese per impadronirsi delle sue risorse o cambiarne il suo governo. Significa affermare che l’invasione russa dell’Ucraina e il genocidio israeliano di Gaza sono legittimi. Significa accettare il primato dell’unilateralismo sul multilateralismo, degli Stati Uniti sull’Onu, che resta l’unica legittima autorità ad agire per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. A questa gravissima scelta del governo italiano, compiuta in palese contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione, si aggiunge la mancata difesa della legalità, del diritto internazionale e delle Istituzioni internazionali che, a partire dall’Onu, sono state incaricate della loro attuazione. Gaza, Gerusalemme, Cisgiordania, Ucraina, Libano, Siria, Iraq, Iran, Yemen, Qatar, Nigeria, Sudan, Somalia, Venezuela,…

Sembrano proprio “Gli ultimi giorni dell’umanità”. Come cominciò a scrivere Karl Kraus nel 1915, subito dopo la notizia dello scoppio della grande guerra. Il dramma era «sangue del loro sangue e sostanza della sostanza di quegli anni irreali, inconcepibili, irraggiungibili da qualsiasi vigile intelletto, inaccessibili a qualsiasi ricordo e conservati soltanto in un sogno cruento, di quegli anni in cui personaggi da operetta recitarono la tragedia dell’umanità». Come ogni discorso implacabilmente lucido, la diagnosi di Kraus si adatta perfettamente alla situazione che stiamo vivendo. Gli ultimi giorni dell’umanità sono i nostri giorni e non è forse vero anche oggi, quando le menzogne sulla guerra in corso intendono autorizzare ogni guerra futura, «che il fatto che ci sarà la guerra appare concepibile proprio a coloro cui lo slogan “c’è la guerra” ha permesso e coperto ogni vergogna»?

O forse sarebbe meglio insistere sul pensiero di Bertolt Brecht che sosteneva: “quel che accade ogni giorno non trovatelo naturale”. Ha ragione Brecht, drammaturgo, regista, scrittore e poeta tedesco che introduce così lo scritto “L’eccezione e la regola”, nel 1930. In un’epoca in cui l’ingiustizia e i venti di guerra sembrano tornare a sedurre i “signori del mondo” e i loro sudditi, queste parole assumono una valenza profetica. “Naturali non sono le frontiere, gli eserciti, le armi, le migrazioni, le politiche di aggiustamento strutturale, i bombardamenti, le guerre. Nulla di tutto ciò è naturale. Le democrazie, le dittature, i colpi di stato e le elezioni presidenziali. Non sono naturali le classi sociali, la schiavitù, il mondo tracciato e colorato da stati che danno l’impressione di perennità. [] di ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità”. L’unica cosa che si rivendichi davvero come immutabile sarà la deliberata diserzione al sistema dominante.

Non possiamo andare avanti così! Un mondo senza legge, dominato dalla violenza e dal militarismo, dalle guerre e dalla corsa al riarmo, dall’ingiustizia, dalla politica di potenza e dall’impunità è una polveriera destinata a scoppiare e travolgerci tutti. Siamo in grave pericolo! Oggi ad altri. Domani a noi. E sarà il disastro per il genere umano. Lo ripetiamo ancora una volta. O ci uniamo per difendere i valori che ci sono più cari, o ci mobilitiamo per difendere e rilanciare la legalità, il diritto e le istituzioni internazionali oppure perderemo anche quel che resta della nostra dignità, della nostra libertà, della nostra democrazia, del nostro benessere e, quindi, della pace.

“Solamente chiedo a Dio

che il dolore non mi sia indifferente

che l’arida morte non mi trovi

vuoto e solo, senza aver fatto abbastanza.”

Mercedes Sosa – Sólo Le Pido a Dios (con León Gieco)