#Rubriche #La voce di Andrea Maccari

Il 4 novembre non è una festa!

foto esterna: AI

Il 4 Novembre si celebra il giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, una ricorrenza che ci ricorda quanto, purtroppo, le guerre abbiano segnato le vite di innumerevoli giovani in tutto il mondo

Lutto e non festa! Ricordo indelebile nella coscienza popolare senza parate militari! Il 4 novembre, celebrazione dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, è un giorno che dovrebbe servire per riflettere sulle sofferenze e le immense perdite umane causate dalla Prima Guerra Mondiale, un conflitto che fu definito dal Papa di allora, Benedetto XV, come “inutile strage”. Ma anche per riflettere sulle stragi inaccettabili di tutte le guerre. Anche oggi.

Il 4 novembre del 2025 onoriamo tutti coloro che morirono a causa di quella guerra, che fece strage di più di dieci milioni di persone, così simile alle stragi che si stanno consumando oggi nella guerra fra Russia e Ucraina, nel conflitto israelo-palestinese e in tutti gli altri conflitti in atto nel pianeta. Nessun obiettivo militare dall’una e dall’altra parte giustifica più una guerra, nulla di sensato può giustificare un conflitto armato. Oggi la priorità assoluta è salvare vite. Soprattutto giovani vite, visto che nella Prima guerra mondiale il 12% delle perdite aveva meno di 20 anni e il 60% delle perdite aveva tra i 20 e i 30 anni. Crudeli esempi dello spreco immane di vite durante la Grande Guerra! Oggi come allora. E non c’è nulla da festeggiare!

La Prima Guerra Mondiale, che per l’Italia si è protratta dal 1915 al 1918, fu un capitolo oscuro nella storia nazionale e del mondo intero. I soldati italiani, insieme a milioni di altri combattenti, furono travolti dalla brutalità della guerra nelle trincee, vivendo in condizioni disumane, sperimentando la fame, le malattie e l’orrore costante del conflitto. Comandanti fanatici e inumani diretti da spietati governanti imposero sacrifici insensati. Intere comunità furono devastate dalle morti e dai lutti che accompagnarono la guerra. Nei diari che giungevano dal fronte il re e i ministri di allora venivano maledetti. Tante lettere non giunsero mai alle famiglie perché censurate. Chi disobbediva all’ordine di compiere gli assalti, anche i più insensati, veniva fucilato.

C’è poco da festeggiare anche guardando i numeri italiani: 650.000 morti (è il 9% dell’esercito combattente), 950mila feriti (la metà rimasero mutilati e invalidi), 345mila orfani (64% figli di contadini), 950mila feriti + 650mila morti sono 1 milione e mezzo (ossia 1 su 4 morì, fu ferito o divenne mutilato), 546mila vittime tra i civili per malattie varie e i combattimenti nelle zone del fronte (tra queste anche molte donne violentate e uccise dagli austriaci dopo la disfatta di Caporetto). Numeri disumani di un’inutile strage.

Questa fu la realtà di quella guerra che ancora oggi viene censurata durante le celebrazioni ufficiali del 4 Novembre. Come ha tentato di fare anche quest’anno il Ministero dell’Istruzione e del Merito: in prossimità della data del 4 novembre 2025 ha annullato l’accreditamento (rendendo di fatto difficile la partecipazione dei docenti) del corso che il Cestes-Proteo insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha organizzato per il 4 novembre 2025 dal titolo: “4 novembre 2025: la scuola non va alla guerra”. La data del 4 novembre era stata scelta proprio perché si celebra la Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, e dunque sembrava l’occasione per organizzare un convegno che parlasse di pace, di antimilitarismo e contro i nazionalismi esasperati e il ricorso alla retorica del sacrificio, mentre la “Prima guerra mondiale fu, per il nostro Paese, oltre che un atto di aggressione, una vera e propria carneficina”. Dunque, col convegno, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, intendeva invitare i docenti a tenersi maggiormente informati su ogni tentativo volto a militarizzare la scuola e l’istruzione. Le motivazioni addotte dal Ministero sono state contestate dall’Osservatorio, dal momento che un “corso che ha come oggetto un tema estremamente attuale come la guerra” e dunque con alto valore educativo verso la pace e nel rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti, deve essere al contrario oggetto di dibattito pedagogico, in omaggio anche all’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra.

Iniziativa che tenta anche di porre un argine alla crescente presenza della propaganda militare a scuola. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, infatti, segnala da tempo un aumento di proposte didattiche e progetti di alternanza scuola-lavoro con il coinvolgimento delle forze armate.

«L’operazione di ingresso di militari nella scuola e degli studenti nelle caserme – spiegano dall’Osservatorio – è diffuso ed esiste da anni: coinvolge tutte le fasce, dalle primarie alle superiori fino all’università. Si va dagli alunni di una scuola elementare ai quali vengono fatte maneggiare armi, agli studenti più grandi che hanno la possibilità di svolgere i Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto) in aziende del comparto militare-industriale, nelle caserme o basi militari».

«Con queste operazioni – prosegue l’Osservatorio – la cultura della guerra entra nella testa dei più giovani: diventa un metodo per legittimare e diffondere il consenso, tra le nuove generazioni, sulla presenza delle forze armate che intervengono in più contesti, sia all’estero nelle varie missioni internazionali, sia nei più disparati ambiti interni, compresi quelli non di stretta competenza militare».

Un filo di speranza collega la Prima Guerra Mondiale alle guerre che insanguinano il mondo odierno: sono tutti coloro che hanno rifiutato divisa e fucile, eserciti e armi, che già lavorano per la pace e la riconciliazione. Siamo in tanti anche se l’informazione militarizzata ci cancella, oscura, censura. Quindi, onoriamo non solo i caduti della Prima guerra mondiale con fanfare militari ma la memoria di tutti coloro che furono vittime della perdita della ragione ieri, come le vittime della perdita di ragione di oggi. E onoriamo tutti coloro che cercarono e cercano di sottrarsi ancora alla follia bellica: gli obiettori di coscienza, i disertori, i renitenti alla leva di ieri e di oggi.

La memoria della Prima Guerra Mondiale serva come monito contro la follia della guerra e la giornata del 4 Novembre, sia l’occasione per attuare l’articolo 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra. E voglio concludere con un brano tratto dal comunicato stampa di Pax Christi Italia: “No! Il 4 novembre non è la nostra festa. Non celebriamo una guerra. Tanto meno lo vogliamo fare oggi quando la pace è invocata a voce ma vilipesa nei fatti con l’ONU resa volutamente sempre più impotente, con il diritto internazionale sempre più tradito, il multilateralismo stracciato dalla “legge del più forte” sempre più ostentata e praticata. [….] Non tacciamo proprio perché ci sta a cuore la vita di tutti, proprio perché tentiamo faticosamente, insieme a tanti altri, di costruire una civiltà dell’amore che non si divida più in amici-nemici, che non sia più separata da muri, che non sia più affamata da un’economia selvaggia. […] E ricordiamo le parole, tragicamente attuali, di Papa Francesco al Sacrario di Redipuglia, il 13 settembre 2014: “Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? E’ possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante!”. Sì, gli interessi che muovono la guerra e l’industria delle armi sono enormi. Per questo invitiamo oggi ad una coscienza dell’obiezione. Per dire no ad ogni guerra e alla sua preparazione. Oggi più che mai abbiamo il dovere di obiettare alla guerra. E, ripensando alla Prima guerra mondiale, ricordiamo anche le migliaia di militari ammutinati e disertori passati per le armi sul posto, senza regolare processo. I renitenti alla leva e i disertori (870 mila) furono così numerosi da rendere necessaria un’amnistia, promulgata nel 1919 dal Presidente del Consiglio. Ricordando gli obiettori di ieri e di oggi, continuiamo il nostro impegno per rifiutare la guerra e gridare la speranza”. C’è chi lo fa ogni giorno.

“Ninna nanna, pija sonno

ché se dormi nun vedrai

tante infamie e tanti guai

che succedeno ner monno

fra le spade e li fucili

de li popoli civili”

Gigi Proietti che recita “Ninna nanna della guerra” di Trilussa del 1914