Attualmente il caos planetario si è accentuato, da un anno a questa parte, con l’ascesa al potere di Trump negli Usa. Il vecchio presidente statunitense pensa di trattare il mondo come se fosse ad un mercato e si comporta di conseguenza. Per l’Europa sembra proprio l’occasione per riprendersi un ruolo di credibilità e costruirsi uno spazio autonomo.
Caos è una parola che riesce a sostenere ciò che è totalmente senza schema, imprevedibile, impenetrabile e di vitalità originale, molto sopra al burocratico disordine, alla mera confusione. Così parliamo del caos che c’era in quel centro commerciale o del nostro paesello, del caos che c’è sulla mia scrivania, del caos del Paese in guerra. In matematica la teoria del caos è lo studio, attraverso modelli propri della fisica matematica, dei sistemi dinamici che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali. Nelle antiche cosmologie greche, il caos è il complesso degli elementi materiali senza ordine che preesiste all’universo ordinato. Attualmente il caos planetario si è accentuato, da un anno a questa parte, con l’ascesa al potere di Trump negli Usa. Il vecchio presidente statunitense pensa di trattare il mondo come se fosse ad un mercato e si comporta di conseguenza. Lui ha i soldi e la prepotenza, e con quelli vorrebbe cambiare il mondo a suo piacimento, proponendosi anche come simbolo di pace. La parola “pace” non può essere invocata per legittimare azioni così lontane dalla pratica concreta e dai principi della pace stessa. La pace non può essere imposta dall’alto, comprata o amministrata attraverso il controllo tecnocratico. Deve essere costruita sulla giustizia, sulla partecipazione e sul riconoscimento di pari dignità e diritti per tutti. La pace, in realtà, non si vede nemmeno da lontano ovunque abbia messo mano Trump tantomeno nel cosiddetto “Board of peace” per Gaza. A Gaza, al netto della fine dei bombardamenti a tappeto, Trump chiama “piano di pace” un progetto che prevederà la costruzione di alberghi, resort, villaggi, grattacieli e case al posto delle macerie e della disperazione dei gazawi. Ma saranno proprio i gazawi ad abitare quelle nuove abitazioni? Il dubbio è perlomeno legittimo. Piuttosto penso che rischino di diventare come gli umpa lumpa della “Fabbrica di cioccolato” (film del 2005).
Anche a casa propria Trump non riesce minimamente ad essere un uomo di pace. Anzi. È riuscito anche a realizzare un pericoloso salto nel passato con lo sviluppo di un corpo speciale di polizia che va a caccia di stranieri per le strade e le case delle città statunitensi. Chi protesta per la deriva autoritaria intrapresa viene anche ucciso in strada. Come è accaduto con gli omicidi sotto gli occhi del mondo della giovane donna, Renee Nicole Good, e di Alex Pretti, infermiere trentasettenne, che ha fatto alzare un’ondata di indignazione che ha coinvolto non solo Minneapolis ma anche le altre città statunitensi. Con il serio rischio di entrare in un’escalation senza controllo e in una vera situazione di guerra civile. Alla faccia del Nobel per la Pace!
Malgrado il caos che attanaglia il pianeta, c’è una luce di speranza all’orizzonte che si chiama Europa. Per l’Europa sembra proprio l’occasione per riprendersi un ruolo di credibilità e costruirsi uno spazio autonomo, sganciato da autocrati incontrollabili e violenti. Un vecchio continente rinforzato, non esclusivamente nel settore militare, potrebbe anche porgere un argine ai nazionalisti e sovranisti europei che avanzano quasi dappertutto. Non è solo una speranza ma una necessità quella di raggiungere una nuova Europa migliore, che è ancora possibile e adesso necessaria. Infatti, una diversa e più incisiva Europa, ispirata da quella delle origini, potrebbe prendere un posto decisivo in un mondo multipolare più pacifico, segnare la fine del prolungamento della Guerra fredda, persino stimolare una svolta di Stati Uniti, Cina e Russia, ancora impegnati nella loro spartizione in sfere d’influenza. Un mutamento di direzione che consentirebbe un’equa distribuzione delle risorse, una libertà di scambi come condizione di convivenza pacifica e produttiva nella salvaguardia ecologica del globo. Insomma, pane, pace e libertà per tutti. Utopia? Forse, ma abbiamo urgente bisogno di pensieri utopici che, se anche non si avverano, indicano nell’immediato la direzione in cui impegnarci.
“Hai mai visto cadere la pioggia,
in un giorno di sole?”
