#Rubriche #La voce di Andrea Maccari

Ripartire dalla partecipazione

foto esterna: AI

Guardare oltre la superficie e partecipare. Ricette proposte a suo tempo dal poeta Pasolini che aveva sentito con precisione che “il mondo stava andando allo sbando, verso un’epoca meccanica e falsa “. Ma ci sono segnali evidenti di un ritorno alla voglia di partecipazione

Teatri gremiti. Convegni affollati. Assemblee Universitarie piene zeppe. Manifestazioni con centinaia di migliaia di persone. Voglia di votare per chi non lo ha mai fatto come è successo negli USA, ultimamente, permettendo al primo musulmano, e giovane, di diventare sindaco di New York. La partecipazione è la parola chiave di questo fermento.  Guardare oltre la superficie e partecipare. Ricette proposte a suo tempo dal poeta Pasolini che aveva sentito con precisione che “il mondo stava andando allo sbando“. Ma ci sono segnali evidenti di voglia di partecipazione e di mettersi in gioco. Partiamo dalla definizione. PARTECIPAZIONE: presenza o intervento in un fatto o in un’attività collettiva oppure, negli Stati democratici, contributo attivo dei cittadini alla vita politica del Paese tramite il voto e l’esercizio dei propri diritti e doveri.

A 50 anni dalla morte del poeta Pasolini risuonano ancora forti le sue sollecitazioni.  Un potente appello a difendere l’umanesimo contro il conformismo e “l’epoca meccanica e falsa”. Pasolini era poeta di come dovrebbe essere l’essere umano e ci insegna ancora oggi che non saremo mai soli se continueremo a cercare le persone e i valori eterni dell’uomo, non le apparenze, il successo, il denaro, il potere. La sua non era una critica al progresso, ma allo “sviluppo” senza anima. Pasolini capì prima di tutti che con il Novecento finiva l’umanesimo e che senza umanesimo non c’è più niente. Quindi, partecipare è uno strumento di contrasto forte alla deriva del mondo. Succede anche che, quando la partecipazione non piace al potente di turno, viene ridicolizzata e sbeffeggiata per cercare di ridimensionarla. Ma non sempre funziona! Un esempio ce lo danno ultimamente gli Usa.

Infatti, la partecipazione è la parola chiave della vittoria più celebrata di questi ultimi tempi: quella di Mamdani sindaco di New York. In un certo senso la vera incarnazione del sogno americano: immigrato, musulmano, giovane. Anche se socialista e quindi inviso alla cultura dell’americano medio. Mamdani vince con un programma che, se si vuole stringere al massimo, vorrebbe tassare di più i ricchi per dare più servizi ai meno abbienti, ai più fragili. Incredibile: togliere a chi ha di più per darlo a chi ha di meno! Come san Giuseppe Moscati che sollecitava sul cestino posto nel suo studio medico: “Chi ha, metta. Chi non ha, prenda”. Con questo messaggio così semplice è riuscito a raggiungere il miracolo di portare a votare chi aveva perso la speranza. Così si è avuta anche un’affluenza record.

L’importanza della partecipazione, da contrapporre all’indifferenza, parte anche da più lontano come ci ricordano le seguenti parole: “Vivere significa partecipare e non essere indifferenti a quello che succede” scriveva Antonio Gramsci su La città futura l’11 febbraio 1917. Un testo attuale ancora oggi, soprattutto oggi:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. [..].”

La partecipazione è anche stata raccontata e cantata in canzoni e testi che ormai fanno parte della nostra cultura. Tra questi c’è sicuramente “La libertà” di Giorgio Gaber, dove si afferma come la libertà non è uno spazio libero e si giunge infine a dire: libertà è partecipazione. Ciò rimanda ad una concezione di democrazia diretta in cui ognuno possa attivamente partecipare alla comunità. Essere libero come un uomo significa, infatti, partecipare. E partecipare non è banalmente stare su un albero, volare, avere un’opinione, ma poterla esprimere, partecipando. Essere liberi diventa così oltre ad una fortuna, anche una forma di dovere. Come il diritto-dovere di votare. Come nel caso del prossimo referendum confermativo previsto in primavera, in cui nessuno ci dirà di non andare a votare. E vincerà la partecipazione. E dalla partecipazione si potrà ripartire.

“La libertà non è star sopra un albero

Non è neanche il volo di un moscone

La libertà non è uno spazio libero

Libertà è partecipazione”