Quando la sorveglianza diventa un’ombra sulla democrazia. Si riducono gli spazi per le intercettazioni a livello giudiziario ma si controllano coloro che si reputano fastidiosi

Spiati. Non basta controllare i telefonini, i nostri gusti, le nostre scelte. Negli ultimi tempi, in Italia e non solo, diversi episodi hanno sollevato preoccupazioni crescenti riguardo alla sorveglianza e all’attività di spionaggio nei confronti di figure pubbliche e attivisti. I casi che hanno coinvolto Luca Casarini, direttore delle operazioni di Mediterranea Saving Humans, il direttore di Fanpage Francesco Cancellato e un sacerdote, don Mattia Ferrari, a bordo della nave Mediterranea, pongono interrogativi seri sulla tutela della privacy, la libertà di stampa, il diritto di associazione in una società democratica e il diritto minimo di ogni cittadino.

Contemporaneamente si è modificata la disciplina in materia di durata delle operazioni di intercettazione (Legge 31 marzo 2025, n. 47).  A detta di molta parte della Magistratura la nuova legge sulle intercettazioni è un danno gravissimo per la giustizia italiana. Il testo contiene norme che, ad essere generosi, devono definirsi insensate. Ad esempio, d’ora in poi non si potranno più di fatto disporre intercettazioni ambientali per reati come peculato o corruzione, essendo del tutto inverosimile immaginare che le conversazioni interessanti avvengano nei luoghi ove si svolge l’attività corruttiva o predatoria. E in un tempo di soli 45 giorni! Quindi, gli avversari e le persone ritenute “pericolose” per chi governa possono essere spiate senza motivo mentre, contemporaneamente, si fanno leggi per ridurre il valore delle intercettazioni regalando di fatto l’impunità ad alcuni reati. Secondo il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, “con ddl intercettazioni niente più tutele contro abusi. Si chiude il cerchio iniziato con l’abolizione dell’abuso d’ufficio. I cittadini non avranno tutela contro abusi e sopraffazioni”.

Intanto emergono i casi rappresentativi di spionaggio ad personam come quelli di Casarini, Cancellato e don Ferrari. E non solo. Infatti, le vicende che hanno visto protagonisti queste figure sono emblematiche di un fenomeno più ampio.

Luca Casarini, già noto attivista e oggi impegnato in prima linea nelle operazioni di soccorso in mare con Mediterranea Saving Humans, è stata più volte oggetto di attenzione. Le indagini e le attenzioni investigative nei suoi confronti, spesso percepite come sproporzionate o mirate a delegittimare l’azione della Ong, hanno sollevato dubbi sull’esistenza di una sorveglianza mirata verso chi opera nel campo dei diritti umani e dell’accoglienza. Il confine tra legittima indagine e pressione politica si fa qui particolarmente labile.

Francesco Cancellato, il direttore di Fanpage, una delle testate online più innovative e investigative d’Italia, è particolarmente inquietante per la libertà di stampa. Senza entrare nei dettagli di specifiche indagini ancora in corso o concluse, è noto come la redazione sia stata oggetto di attenzioni che in alcuni casi hanno fatto ipotizzare una sorveglianza o un tentativo di accedere a fonti e informazioni sensibili. Il giornalismo d’inchiesta, per sua natura, si muove in aree delicate e necessita di una protezione rafforzata per poter operare efficacemente. Qualsiasi forma di sorveglianza indebita rappresenta un grave attentato alla capacità della stampa di informare liberamente.

La notizia di un sacerdote a bordo della Mediterranea, Don Mattia Ferrari, anch’esso oggetto di presunta sorveglianza o indagine, aggiunge un ulteriore tassello al quadro. La presenza di figure religiose o umanitarie su queste navi è un dato di fatto, e la loro potenziale esposizione a forme di controllo solleva questioni etiche e morali oltre che legali. “Noi non sappiamo il motivo preciso per cui siamo stati spiati. – ha detto don Mattia Ferrari – Quello che è chiaro è il quadro in cui questo si inserisce quello appunto, per cui la solidarietà è diventata qualcosa di sovversivo, al punto tale che per spiare la solidarietà si ricorre a strumenti che servono per la sicurezza nazionale”. Il riferimento è al caso dell’uso del software militare Paragon Graphite installato sul cellulare di alcuni italiani. “La solidarietà sembra diventata una questione di sicurezza nazionale”, ha aggiunto don Mattia evidenziando che “se così è, è chiaramente molto preoccupante. La solidarietà diventa qualcosa di sovversivo, di controculturale e chiaramente poi si arriva al fatto che la solidarietà diventa quasi una minaccia per la sicurezza nazionale”. “Questa vicenda è un altro campanello d’allarme e ci dice che è necessario un cambiamento, una conversione profonda a livello sociale”, ha continuato. “Il sistema Almasri”, il generale libico arrestato a Torino nello scorso gennaio e rilasciato e rimpatriato, dalle autorità italiane in poche ore, continua a essere sostenuto dall’Italia e dall’Europa e in Libia, come in Tunisia, ci sono persone che con i nostri finanziamenti sono vittime di torture, e di diverse forme di schiavitù”, ha ricordato don Mattia. “Il loro grido sembra tante volte lasciarci indifferenti e questo mi fa paura – ha dichiarato – l’indifferenza, il menefreghismo fanno paura perché rimane inascoltato il grido dei poveri. Questo grido arriva e trova i nostri cuori induriti, incapaci di provare compassione”, ha concluso. (ANSA).

Questi episodi, se confermati, hanno implicazioni profonde. Costituiscono una minaccia alla libertà personale e alla privacy, un impatto sulla libertà di stampa, la compromissione della società civile (attivisti, Ong e operatori umanitari) e creano erosione della fiducia nelle istituzioni. Quindi, è fondamentale che su questi episodi venga fatta piena luce. Le autorità competenti hanno il dovere di indagare a fondo, garantendo trasparenza e chiarezza sulle motivazioni e le modalità di eventuali attività di sorveglianza. Al contempo, è indispensabile rafforzare le tutele legali e procedurali per la protezione della privacy dei cittadini, della libertà di stampa e dell’attività della società civile.

Ora ci mancavano pure i droni, o aeromobili a pilotaggio remoto (APR), che sono velivoli senza pilota umano a bordo, controllati a distanza da un operatore o pre-programmati per volare in autonomia tramite un computer di bordo. Dotati di sensori, telecamere e sistemi di stabilizzazione, i droni svolgono una vasta gamma di attività, tra cui riprese aeree, monitoraggio ambientale e agricolo, rilievi industriali e civili, e operazioni di sicurezza e ricerca. Inoltre, possono essere usati come sistemi di controllo del singolo individuo! E talvolta diventano degli strumenti di morte: possono diventare dei veri e propri bombardieri; possono prendere come bersagli dei bambini palestinesi inermi; possono addirittura colpire dei naviganti pacifici a bordo della Global sumud flottilla nel Mediterraneo; possono anche sorvolare territori e sconfinare creando allarmi e reazioni pericolose; testano tempi di reazione, raccolgono dati e alimentano la paura.

Ma tornando al nostro piccolo grande paese, in una democrazia matura, il controllo e la sorveglianza dovrebbero essere strumenti eccezionali, utilizzati con rigore e solo in presenza di comprovate necessità legate alla sicurezza pubblica o alla prevenzione di reati gravi. Quando la sorveglianza si trasforma in uno strumento di pressione o di controllo politico su chi opera legittimamente nell’interesse pubblico, si occupa di fare informazione o di assistenza spirituale, apre una breccia pericolosa nei principi fondanti della nostra Costituzione. È tempo di riaffermare con forza il diritto di ogni individuo a vivere e operare liberamente, senza il timore di essere costantemente spiato.

“Quello che dici

Quello che pensi

È sotto controllo, analizzato

Con chi vai in giro

Quello che compri

È stato attentamente catalogato…”