Skip to content

Scuole aperte o Didattica a Distanza?

scuole aperte o didattica a distanza

In questo momento il dilemma è didattica a distanza, scuole aperte, oppure modalità mista?

Scuole aperte o didattica a distanza? ‘Didattica a Distanza (DaD) automatica in zone rosse e ad alto contagio; facoltà di adottarla in zone con ‘altre colorazioni’. Così recita il primo DPCM della Dragocrazia che sta infuocando gli animi di insegnanti, genitori e amministratori locali. Sulla volontà di mandare o meno i discenti a scuola le maggiori correnti di pensiero sono notoriamente due: 1) DaD per ogni ordine e grado a prescindere dal ‘colore’ e 2) istituti sempre aperti, perché “Il mondo può essere salvato solo dal soffio della scuola” (trattato Shabbat 119a, Talmud). Per l’intera Regione Lazio non sembra ancora essere stata presa una posizione univoca (si rilevano chiusure parziali come per la provincia di Frosinone), con l’assessore regionale alla sanità D’Amato a cercare consiglio nell’indice RT.

Tutte e due le fazioni hanno buone argomentazioni a supporto (es. difendere la salute Vs. evitare la distruzione del percorso di apprendimento) ed è estremamente facile sostenere l’una o l’altra (è valso tutto e il contrario di tutto durante questa pandemia). A tal riguardo, che dice la scienza?

Gli studi

Un già famoso studio pubblicato su Nature lo scorso Novembre indica che i luoghi ad alto contagio sono ristoranti, palestre, bar e hotel. Tuttavia, nessun dato sulle scuole era stato rilevato e analizzato. A colmare questo buco della letteratura scientifica è intervenuto uno studio pubblicato su The Lancet – Child & Adolescent Health il quale sintetizza quanto prodotto da altre ricerche condotte in Australia, Irlanda, Francia e Corea del Sud. La conclusione a cui si arriva è la seguente: i bambini (fino ai 12-13 anni circa) contraggono e trasmettono il virus solitamente in maniera asintomatica e più lieve rispetto agli adulti. Tuttavia, quando i bambini diventano adolescenti, allora iniziano a contagiarsi e a trasmettere il virus con la stessa intensità dei grandi.

Un’altra ricerca di stampo bretone ha sintetizzato i risultati di altri 16 studi sull’efficacia della chiusura delle scuole (e di altre pratiche di distanziamento sociale negli istituti) durante i focolai di coronavirus; i risultati: in Cina, Hong Kong e Singapore la chiusura delle scuole non ha contribuito al controllo dell’epidemia. Sempre a tal proposito, una simulazione matematica basata sui dati della popolazione e delle scuole nel Regno Unito ha concluso che la chiusura degli istituti – senza l’adozione di altre misure di pari importanza per il contenimento della pandemia – ridurrebbe i decessi totali di circa il 2-4%. 

Tuttavia, sembra che le misure per le scuole del DPCM sopracitato siano state prese in considerazione dell’attuale diffusione delle c.d. varianti. A tal riguardo, una ricerca appena pubblicata sul virus modificato in salsa inglese afferma che, per i bambini, l’infezione da coronavirus con la variante B.1.1.7 non si traduce in un decorso clinico sensibilmente diverso dal ceppo originale.

In sintesi, crisi respiratorie acute da COVID-19 (originale e variato) rimangono eventi rari nei bambini e nei giovanissimi.

Le soluzioni

Gli studi riportati, e tanti altri, offrono anche delle soluzioni per mantenere aperte le scuole durante la pandemia. In particolare, si suggerisce che le strutture educative possano rimanere aperte a condizione che:

  • Studenti e personale indossino le mascherine e durante tutto il periodo di permanenza negli istituti;
  • I locali vengano arieggiati e sanificati in maniera frequente;
  • Sia possibile tracciare i contatti nel momento in cui nuovi casi sono identificati e si predispongano misure di quarantena o di chiusura tempestiva nelle situazioni più estreme.

Stante la difficoltà di genitori – imprigionati dal remote working – nel poter badare a bambini e giovanissimi, le immense perdite di apprendimento degli studenti e la misure territoriali in molti casi soltanto formalmente restrittivemantenere aperte le scuole – nelle zone a basso-medio contagio – adottando tutte le misure necessarie sembra non essere da scellerati, science says.

Per leggere gli altri articoli del Dr. Matteo Cristofaro nella rubrica “Uno studio americano dice…” clicca qui

Non perderti