Sorrentino e il cast raccontano il film dopo Venezia
L’incontro romano segna una nuova tappa nel dialogo tra il film e il pubblico, dopo il debutto veneziano e in vista dell’uscita nelle sale del 15 gennaio.
A mesi dall’anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, la capitale ha accolto Paolo Sorrentino e il cast de La grazia per un confronto con la critica. In una Roma grigia e nuvolosa, il regista, insieme a Toni Servillo, Anna Ferzetti e Milvia Marigliano, ha approfondito i temi centrali dell’opera, presentata come film d’apertura a Venezia e già premiata con la Coppa Volpi al suo interprete principale.
Il film, dopo alcune matinée tra Natale e Capodanno che hanno già registrato un incasso di circa 300.000 euro, si prepara all’arrivo ufficiale in sala dal 15 gennaio. Al centro del racconto c’è Mariano De Santis, Presidente della Repubblica immaginario, chiamato a interrogarsi sulla concessione della grazia a due detenuti e sull’approvazione di una legge sull’eutanasia, questioni che aprono riflessioni etiche e istituzionali di forte attualità.
Nel corso dell’incontro, grande attenzione è stata riservata ai dialoghi, cifra stilistica riconoscibile della scrittura di Sorrentino, dove ironia e densità intellettuale convivono in un equilibrio misurato. Su questo terreno si è inserito il racconto di Anna Ferzetti, interprete di Dorotea De Santis, personaggio attraversato da un profondo dualismo tra il ruolo pubblico di figlia del Capo dello Stato e una tensione personale di ribellione giuridica e interiore.
L’attrice ha descritto un processo interpretativo vissuto con naturalezza, sottolineando come la dimensione più complessa del personaggio le sia risultata paradossalmente più vicina. Il cambiamento interiore di Dorotea, favorito dal rapporto con il padre e dalla scoperta di una fragilità profonda, ha richiesto un confronto intimo e personale, alimentato da un metodo di lavoro che attinge all’esperienza vissuta. Centrale, nel suo racconto, anche il valore delle didascalie di Sorrentino, percepite come uno spazio aperto che lascia agli attori e alla scena la libertà di far emergere il senso finale.
Per Toni Servillo, la conferenza è diventata anche occasione per riflettere sullo stato del cinema italiano. Di fronte a una narrazione diffusa di crisi, l’attore ha richiamato l’attenzione sulla necessità di sale accoglienti e di imprenditori capaci di creare luoghi che invoglino il pubblico a uscire di casa. Ha inoltre evidenziato l’urgenza di una normativa chiara che sostenga il cinema originale, senza un’attenzione esclusiva al botteghino, come condizione essenziale per la vitalità del settore.
Sul tema, Sorrentino ha scelto un silenzio ironico, limitandosi a un sorriso e a un rifiuto gentile di rispondere. Più articolata, invece, la sua riflessione sulla rappresentazione della politica nel film, messa in relazione con opere precedenti come Il divo e Loro. Il regista ha riconosciuto un legame con una figura di politico appartenente a un’epoca diversa, guidata da senso della responsabilità, frugalità e rinuncia, valori che oggi appaiono più rari e che alimentano uno sguardo disilluso, venato di nostalgia generazionale.
