Meno Malen che è arrivato
Colletto alzato e braccia al cielo. Il saluto del neo arrivato con un gol annullato per un fuorigioco millimetrico al 23′ del primo tempo, e non per una questione di fortuna, si ripete dopo 3 minuti in cui il giocatore olandese ha fatto quanto non è mai stato fatto da Ferguson e Dovbyk.
1 tempo:
Andiamo per oprdine, la squadra giallorossa parte con prudenza, lasciando inizialmente il pallino al Torino, schierato con un 3 5 2 compatto e molto fisico. Nei primi minuti i granata provano a sfruttare soprattutto Ngonge, che calcia due volte da fuori trovando però sempre conclusioni centrali. Con il passare dei minuti, la Roma alza il baricentro grazie a una migliore occupazione degli spazi interni, con Cristante e Koné più aggressivi in pressione e Rensch che accompagna con continuità sulla destra.
Il vero cambio di passo arriva dalla connessione tra Malen e Paulo Dybala. L’argentino agisce tra le linee con grande libertà, attirando Ismajli fuori posizione e aprendo corridoi centrali che Malen attacca con tempi e smarcamenti sempre diversi. L’azione del gol al 26’ è esemplare, perché nasce da una giocata verticale di Dybala, dallo stop orientato dell’attaccante e dalla lucidità nel finalizzare rasoterra, confermando qualità tecniche e freddezza sotto porta.
Dal punto di vista difensivo, la Roma concede poco. N’Dicka e Mancini gestiscono bene le palle alte su Adams, mentre Hermoso prima dell’uscita forzata e poi Ghilardi mantengono ordine nella linea a tre. Svilar è chiamato solo a interventi di ordinaria amministrazione, segnale di una fase di non possesso ben organizzata, con Pellegrini e Dybala pronti a schermare le linee di passaggio centrali e Male, di nuovo lui, a rinforzare in caso di necessità.
Il Torino corre molto, come certificano i dati su Gineitis, ma fatica a dare continuità alla manovra a causa delle numerose interruzioni e dell’infortunio di Aboukhlal, che spezza il ritmo offensivo. La Roma, invece, cresce nella gestione emotiva del match, controlla i momenti chiave e chiude il primo tempo con il vantaggio minimo, ma con la sensazione di avere maggiore qualità e soluzioni per colpire ancora nella ripresa.
2 tempo:
Il secondo tempo vede sul tappeto verde una Roma matura, capace di leggere i momenti della gara e di colpire con lucidità nei frangenti chiave, consolidando una vittoria che pesa sia sul piano tattico sia su quello psicologico. Il risultato finale, che premia la AS Roma contro il Torino, nasce da una ripresa giocata con equilibrio, gestione degli spazi e qualità nelle scelte offensive.
L’avvio è favorevole ai granata, che con maggiore aggressività cercano subito di alzare il baricentro. Le occasioni di Vlasic e Lazaro mettono alla prova l’attenzione difensiva giallorossa, dove emergono la puntualità di Svilar e l’intervento decisivo di N’Dicka. In questa fase la Roma accetta di abbassarsi, lasciando il possesso al Torino ma chiudendo bene le linee centrali, segnale di una squadra consapevole della propria solidità.
Con il passare dei minuti il ritmo del Torino cala e la Roma torna a salire di tono. La gestione dei cambi, a partire dall’ingresso di Soulé, restituisce brillantezza tra le linee e prepara il terreno all’episodio che indirizza definitivamente la gara. Il gol del raddoppio di Paulo Dybala segna anche il ritorno dell’argentino, prima la conclusione respinta da Paleari, poi il tap in che sancisce la capacità dei giallorossi, al nettop di tanti passaggi sbagliati sotto porta, di occupare l’area con tempi perfetti.
Dopo lo 0 2 la partita si apre. Il Torino tenta l’assalto finale con generosità, creando l’occasione più nitida con Adams, mentre la Roma risponde in transizione sfruttando la profondità e la qualità di Donyell Malen, sempre pericoloso negli strappi. Le sostituzioni nel finale abbassano il ritmo ma non l’attenzione, con la Roma che controlla senza affanni.
Dal punto di vista tecnico la ripresa conferma la crescita della squadra di Gian Piero Gasperini grazie al nuovo acquisto (il diciannovenne Vaz non valutabile), solida dietro e cinica davanti. Per il Torino di Marco Baroni restano segnali di vitalità, ma anche la difficoltà a tradurre il possesso in occasioni concrete. La Roma chiude così una prestazione da squadra di alta classifica riagganciando il 4 posto in classifica, con la nuova coppia offensiva che offre curiosità e speranza ed una fase difensiva che continua a garantire equilibrio e continuità.
