Una notte storta a Udine, occasioni mancate, poche idee ed classifica scivola fuori dalla Champions
Il monday night della 23ª giornata di Serie A premia l’Udinese, che supera l’AS Roma per 1-0. Decide una punizione di Jurgen Ekkelenkamp a inizio ripresa, deviata dalla barriera e imprendibile per Svilar. La squadra di Kosta Runjaic imposta il match sui duelli fisici e sull’intensità, la Roma di Gian Piero Gasperini accetta la battaglia ma resta imprecisa e poco lucida nella metà campo avversaria.
La sconfitta pesa nella lettura del campionato. Otto ko diventano un freno evidente in una lotta serrata che coinvolge sei squadre. La Roma scivola fuori dalle prime quattro, superata dalla Juventus, e vede il margine assottigliarsi anche rispetto al Como. Il salto di qualità atteso resta un’ipotesi rinviata, mentre la pressione di dover vincere aumenta la fragilità nei momenti decisivi.
Ai tifosi resta la sensazione di una squadra che fatica a riconoscersi. Senza Paulo Dybala, l’attacco perde connessioni e riferimenti. Donyell Malen resta isolato, il primo tiro in porta arriva dopo 72 minuti e l’energia non si trasforma mai in qualità. Il pubblico chiede personalità e idee, elementi che in Friuli restano sullo sfondo.
Nel finale l’episodio che illude dura poco. Bryan Cristante segna, il Var annulla per fuorigioco di Konstantinos Tsimikas. Al 97’ Maduka Okoye salva su Gianluca Mancini. Numeri e dettagli chiudono la serata, zero vere occasioni prima del finale e un’altra occasione persa. Il momento giusto resta una promessa, il calendario corre.
Gian Piero Gasperini ha parlato a Sky al termine di Udinese-Roma.Ecco le parole del tecnico giallorosso:
Forse è mancata un po’ di qualità?
“Indubbiamente non è facile, ci è mancata un po’ di precisione negli ultimi sedici metri, un po’ di fortuna, anche per il gol preso, ma questa è una squadra che esce sempre a testa alta e trova la forza per migliorarsi sempre”.
Oggi due occasioni pericolose, questo salto all’indietro che motivi hai?
“Era una partita molto chiusa. Anche loro hanno avuto due tiri dalla distanza, altrimenti era difficile per entrambe le squadre, non solo per noi. Sicuramente, sotto il profilo tecnico, non è stata una partita bella. Noi c’eravamo probabilmente di più. Non siamo riusciti a concretizzare, ma per me non sono solo due occasioni: quando porti quattro, cinque, sei uomini dentro l’area, poi magari non si conclude con il tiro. Penso che noi abbiamo fatto molto di più”.
Fino a che punto sei contento del mercato?
“Condivido l’analisi della partita, queste sono partite difficili, decise da episodi. Il mercato si è chiuso, adesso abbiamo questi 4 mesi e non pensavo di avere tutte queste difficoltà per inserire qualche giocatore di ruolo nelle posizioni che cerchiamo da questa estate. Però è arrivato Malen, è arrivato Zaragoza, ci sono ragazzi giovanissimi, che daranno sicuramente il massimo”.
C’è un giocatore che avresti voluto? Una ciliegina sulla torta?
“No, no, guarda, sono stati fatti decine di nomi. Io sono molto contento perché, in pochissimo tempo, si è creata la possibilità di Malen e poi, negli ultimi due giorni, anche quella di Zaragoza. Il mercato di gennaio mi rendo conto che non è mai facile, però è così, è andata così. Questi due giocatori sicuramente ci aiuteranno. Poi sono arrivati ragazzi come Venturino, come Vaz, ma questi rappresentano il futuro: non possiamo pensare in questo momento che possano essere competitivi per traguardi così alti. L’importante è non avere infortuni, questa sarebbe la cosa più importante, riuscire a recuperare Dybala, Koné e qualche altro giocatore che abbiamo ancora fuori. Poi continueremo nel percorso che abbiamo fatto fino ad adesso, perché questo è un gruppo che sicuramente lavora”.
Si gioca troppo come dice Conte?
“Il gioco del calcio porta inevitabilmente a farsi male. Gli stiramenti muscolari esistono da sempre, così come le distorsioni alle ginocchia e alle caviglie. Oggi sono forse un po’ più frequenti perché si gioca il doppio delle partite, ma probabilmente, se si va a vedere la percentuale, gli infortuni sono sempre stati questi: sublussioni, contusioni, problemi alle ginocchia e alle caviglie. La scienza non è mai riuscita a dimezzare i tempi di recupero: quando c’è una lesione muscolare servono almeno tre settimane, come succedeva anni fa. Oggi ci sono diagnosi molto più precise e talvolta anche un po’ di sfortuna, che porta a fermare i giocatori per problemi apparentemente minori, e questo è un tema. Le partite giocate sono tante, è chiaro: è quello che vogliono le televisioni e la gente, e quindi si va avanti su questo sistema. I rischi sono questi, effettivamente. Però non c’è nulla che dimostri con certezza che facendo diversamente non ci si faccia male: è una constatazione statistica, ma non una certezza assoluta”.
