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Quando il Roma Polo Club sconfisse il marito di Elisabetta II

La principessa Elisabetta consegna la coppa al conte Brenciaglia

La principessa Elisabetta consegna la coppa al conte Brenciaglia

Sabbato ar colosseo di Marco ImpigliaNel 1950 gli inglesi si batterono contro il Polo Roma Club a Malta e vinsero. Il dettagliato racconto di Marco Impiglia

 

Sappiamo tutti – e in questi giorni web, tv e stampa non faranno che ripeterlo – dell’immenso amore che legava la regina ai cavalli. Uno dei motivi, forse, per cui si era scelto come consorte (non dico marito, giacché in ogni pubblica occasione doveva sempre stare un passo dietro la moglie…) Filippo Mountbatten duca di Edimburgo, dalla faccia lunga come quella di un equino di razza. E l’attuale re Charles non gli è da meno.

La cavalla che più amava Elisabetta si chiamava Betsy, da considerarsi la sua gemella in tutti i sensi. La regina stipendiava un suo personale “horse racing manager” e seguiva con passione e competenza le corse; in particolare, non mancava mai mai alla corsa Queen Eliszabeth Stakes, tradizionale appuntamento estivo dell’ippodromo di Aascot..

1.	La principessa Elisabetta mostra il suo amore per i cavalli
La principessa Elisabetta mostra il suo amore per i cavalli

Ora, tutti scrivono che nell’aprile del 1951 la principessa Elisabetta trascorse due settimane a Roma, la sua prima visita alla Città Eterna. Giorni scanditi da incontri ufficiali con personalità e ricevimenti sontuosi, tra cui una “festa di compleanno” a Villa Adriana a Tivoli; e molto sport a carattere equino, ovviamente: qualche passeggiatina segreta in solitario col principe consorte, una giornata passata in un casale per assistere a un “meet” di fox hunting (la più antica società sportiva capitolina non è la SS Lazio 1900, come qualche tifoso biancoceleste potrebbe supporre, ma la Società per la Caccia alla Volpe, che ha la sua sede a via degli Uffici del Vicario dove nacque la AS Roma). Quindi l’ippica sulla via Appia, le immancabili partite di polo di Filippo al campo del Roma Polo Club all’Acqua Acetosa. Tutto organizzato per bene e in maniera da non recare turbamenti di alcun genere alla giovane e bella principessa, alle prese con la sua “Roman Holiday”.

Quella sortita in Italia delle futura regina d’Inghilterra, la nazione con la quale solo una manciata di anni prima eravamo stati in guerra, il paese dei “tommies” o “perfida Albione”, fu, in effetti, il prodotto di due incontri di polo giocati a Malta il 27 e 29 novembre 1950. La storia andò così…

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L’isola di Malta era stata il crocevia per il controllo del Mediterraneo tra l’Italia fascista e il Regno Unito. Nel dopoguerra, quasi per un moto di riconoscenza, divenne il luogo preferito della principessa allorché partiva con lo yacht reale. E lì, tanto polo e tanta equitazione con l’allampanato Philip al fianco. Il polo è uno sport difficile, molto tecnico ed esclusivo, nonché costoso, che gli inglesi considerano “il gioco dei re”. L’hanno portato in Inghilterra con i lancieri nell’Ottocento dall’India e dintorni. Nel 1908 lo inclusero nelle Olimpiadi londinesi. Ci tengono a vincere. Si narra che persino Gandhi sorridesse, e dicesse facezie, quando veniva a sapere che gli altezzosi inglesi avevano perduto una partita.

Inizi del Roma Polo Club a Villa Glori
Inizi del Roma Polo Club a Villa Glori

i colori del Roma Polo Club Noi italiani al polo abbiamo iniziato a giocare al principio del Novecento. Proprio a Roma, tra l’altro, come scoprii svolgendo ricerche qualche anno fa. Niente male da subito, grazie a una scuola di matrice inglese-americana e poi ai contatti con l’Argentina piena di nostri immigrati. Argentina che è da sempre capofila del polo mondiale. In certe zone delle pampas, si pratica più il gioco del polo che il football: due importazioni britanniche che gli argentini apprezzano. Il regime fascista aveva provato a lanciare il polo negli anni trenta, in specie a Roma e in qualche zona “spa”, ad esempio Merano o l’Isola di Brioni nell’arcipelago istriano La nobiltà più gagliarda dell’establishment militare se ne era appassionata, e insieme ad essa qualche ricco borghese, come Luciano Zingone della famosa catena di magazzini di vestiario popolare. Zingone nel 1940 aveva fondato un Gruppo Italiano Polo all’interno della Federazione Sport Equestri. In un’epoca in cui i nomi delle squadre più valide erano  i “Centauri”, i “Levrieri”, i “Gabbiani”, i “Diavoli Rossi”, i “Maremmani”, le temibili “Camicie Nere” di Brioni, e via dicendo.

Dopo il match di calcio del maggio 1948 a Torino, con gli Azzurri di Vittorio Pozzo campioni del mondo in carica strapazzati quattro a zero dai bianchi Leoni, gli inglesi avevano fatto capire a più livelli di aver perdonato in parte gli sgarbi mussoliniani. Per cui accettarono di buon grado che una rappresentativa italiana – il Roma Polo Club – si recasse a Malta per disputare due incontri con la Marina e l’Esercito, più una sfida alla nazionale maltese. Quest’ultima partita saltò per il mal tempo, ma le altre due furono giocate, entrambe alla presenza della principessa Elisabetta.

Il principe Filippo  a colloquio con i campioni del Roma Polo Club
Il principe Filippo duca di Edimburgo a colloquio con i quattro campioni del Roma Polo Club, Malta 27 novembre 1950

Nella sostanza, si trattava di un torneo internazionale dedicato a Lei, con una coppa d’argento massiccio in palio. Il primo match, tra i romani e il Navy Team, si giocò il lunedì 27 novembre sul campo di Marsa, al cospetto di un pubblico entusiasta e composto. Filippo era il numero uno degli inglesi, per cui diede il via con un tiro potente indirizzato verso la porta che, però, mancò il bersaglio. I suoi tre compagni di squadra gli fecero il segno “ok”, e il  capitano, il comandante Dunbar Naimsmith, diede la carica contro gli ex nemici.

Se non che, i nostri apparvero più forti di quel che gli inglesi avessero stimato. I quattro “polers” italiani, in maglia azzurra con fascia rossa, erano il n. 1 conte Oscar Pasquini, il 2 Enrico Carrara, il 3 conte Carlo Brenciaglia, un po’ vecchiotto e per questo nominato capitano, e il conte Carlo Pianzola. I giornali indigeni avevano previsto la vittoria dei beniamini che parlavano la loro stessa lingua, mentre il siciliano-maltese era solo la seconda. E invece, Pasquini, sfruttando il vento che spirava a favore, realizzò subito due punti mettendo in difficoltà gli ufficiali marinai in maglia rossa.

Gli inglesi accorciarono con Naimsmith, ma Pasquini e poi Pianzola realizzarono con dei perfetti tiri scoccati dalle sessanta iarde. Finì 4 a 1. I maltesi commentarono: “Pensiamo che la squadra dell’Esercito Britannico dovrà impegnarsi a fondo per battere mercoledì gli ospiti italiani”.

In effetti, gli inglesi ci speravano non poco, valutando che l’Army Team fosse migliore del Navy Team. Martedì 28 si allestì il tradizionale Gran Ballo del Saddle Club all’Hotel Fenicia nella capitale La Valletta, con tutti gli invitati in smoking. Intervennero Elizabeth e Philip, molto cordiali. Gli italiani fecero ottima impressione e furono invitati al tavolo della principessa per il “souper”, ossia la cena, servita nel salone riservato del grandioso albergo.

La principessa Elisabetta consegna la coppa al conte Brenciaglia
La principessa Elisabetta consegna la coppa al conte Brenciaglia

Anche il mercoledì, il campo risultò strapieno in ogni ordine di posti. L’arrivo nella tribuna reale di Elisabetta venne salutato con manifestazioni di affetto. Scese sul terreno come giocatore il generale G. W. E. Heath, che in precedenza aveva assolto il ruolo di arbitro. Heath era il governatore militare dell’Isola per conto del re Giorgio VI.

Il pezzo forte che aveva a disposizione era il maggiore Atkinson, numero 1. Che tuttavia venne surclassato da Pasquini, con i nostri che giostrarono ancor meglio, essendosi impratichiti del prato.  Vinsero 7 a 2. 

La stampa ammise che gli italiani avevano esibito “first class polo”, come scrisse il Times di Londra. Elisabetta, con la sua cortesia da etichetta, particolarmente sincera quando si trattava di eventi sportivi, consegnò la coppa al nobile Brenciaglia, porgendogli i suoi personali complimenti.

Una réclame del 1951 dei magazzini Zingone
Una réclame del 1951 dei magazzini Zingone

Il giorno successivo, il Governatore di Malta e la consorte, sir Gerald e Lady Creasy, tennero un cocktail party al San Anton Palace in onore del team italiano.

Elisabetta aveva già preso degli accordi per la visita a Roma da effettuarsi di lì a qualche mese, nella primavera del 1951; col duca di Edimburgo che non vedeva l’ora di osservare di persona la culla del valente polo italiano all’Acqua Acetosa.

Il commendator Zingone, presidente del Roma Polo Club da quando l’aveva fondato col duca Aimone di Spoleto, fu l’artefice principale di tutto questo.

Egli avrebbe continuato per molti anni, ai tempi del CONI di Giulio Onesti e sotto le presidenze federali di Ranieri di Campello, Francesco Formigli, Tommaso Lequio di Assaba ed Enrico Luling Buschetti, a ricoprire la carica di presidente del Gruppo Italiano Polo.

Nel suo doppio ruolo di consigliere federale e commissario regionale, lo ricordiamo come il dirigente italiano che provò, senza riuscirvi, a riportare il polo alle Olimpiadi di Roma ’60.