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Jackson Pollock e la scuola di New York al Vittoriano

pollock locandina

Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri rappresentati della Scuola di New York irrompono a Roma all’Ala Brasini del Vittoriano dal 10 ottobre fino al 24 febbraio in una mostra dedicata ad uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York enfatizzando oltremodo tutta quell’energia e quel carattere di rottura che fece di loro eterni e indimenticabili “Irascibili”. Anticonformismo e sperimentazione sono i caratteri generali che contraddistinguono la mostra POLLOCK e la Scuola di New York.

Circa 50 capolavori sono esposti in questa eccezionale mostra romana edizione 2018, organizzati in percorsi per autore che instrada lo spettatore guidandolo tra le opere esposte tra cui troviamo anche il celebre “Number 27”, la grande tela di Pollock lunga oltre 3m resa iconica dall’equilibrio fra le pennellate di nero e la fusione dei colori più chiari. L’armonia delle forme, soggetti e rappresentazioni astratte immergono gli osservatori in un contesto artistico che prende il nome di espressionismo astratto.

La rivoluzione artistica nacque nel maggio del 1950 con lo scandalo del Metropolitan Museum di New York quando, nello stesso museo, venne organizzata un’importante mostra di arte contemporanea escludendone però la cerchia degli action painter e scatenando la rivolta degli esponenti del movimento. Proprio in questo clima di insurrezione e stravolgimento sociale, l’espressionismo astratto diventa un segno indelebile della cultura pop moderna che influenzarono sensibilmente tutti gli anni 50’. Action painting è nata come innovazione, trasformazione e rottura dagli schemi e dal passato: una mostra per riscoprire non solo il fascino di tale movimento attraverso l’arte ma anche per rivivere emozioni e sentimenti propri di quegli artisti che hanno reso unica un’era della storia dell’arte.

 

Il percorso della mostra viene suddiviso in sezioni, la prima delle quali dedicata a Jackson Pollock il cui temperamento artistico è senza dubbio forgiato dalla sua vita: un’infanzia difficile per i continui spostamenti della famiglia tra California e Arizona. Il giovane Jackson ha un carattere ribelle, ingestibile sia dalla famiglia sia dalla scuola, poco incline al rispetto delle regole. E proprio il suo andare sopra le regole, quelle della vita quelle artistiche ha reso evidente il suo strepitoso e prematuro talento. Incontra la pittura realista di Thomas Hart Benton, quindi si interessa al muralismo messicano, in particolare ai cicli di José Clemente Orozco. Alla metà degli anni Trenta incontra  e sposa Lenore Krasner, anche lei artista, costretta a cambiare il nome di battesimo in Lee per ovviare alle discriminazioni di genere radicate nel sistema dell’arte e sembrare un pittore maschio dedicandosi alla carriera del marito diventando la sua principale promoter. Con il trasferimento a Long Island, nel suo nuovo studio Pollock scopre il dripping: un modo di dipingere del tutto inedito, un mix tra la ritualità di una danza indiana primitiva e la modernità di un’arte pre-performantica. Le dimensioni dei quadri sono sempre più grandi, al punto da coinvolgere tutto il corpo nella realizzazione tribale. Grazie alle foto e ai brevi filmati del regista tedesco Hans Namuth, ancora oggi restiamo affascinati e colpiti da come Pollock lavora alla pittura, stravolgendola rispetto ai canoni ordinari. A quel punto Pollock è un artista di successo, tra i preferiti di Peggy Guggenheim, ma la sua vita sregolata e assurda interrompe prematuramente una sfolgorante carriera a causa di un incidente stradale. Sono passati oltre sessant’anni dalla fine, eppure il suo mito resta inscalfibile e sempre attuale.

La seconda sezione è orientata all’intera Scuola di New York esponendo, tra le varie opere, la celebre “foto degli Irascibili”, scattata da Nina Leen nel 1950, alla metà esatta di un secolo che si lascia rapidamente con segni profondi alle spalle due guerre e comincia a progettare il proprio futuro. Da oltre un decennio, è già attiva in America una generazione di pittori che si allontana dal realismo e dalla figurazione, vedendo nell’astratto il segno di un tempo nuovo grazie anche a contaminazioni europee: Arshile Gorky, nato nel 1905 in Armenia ed emigrato negli Stati Uniti nel 1920, rappresenta il primo punto di contatáto tra la pittura astratta e il Surrealismo, William Baziotes è di origine greca, cresciuto in Pennsylvania, studia Picasso e Miró, la poesia di Baudelaire, e insegue atmosfere che provengono dall’inconscio e dall’onirico.

David Smith, nato in Indiana nel 1906, in pratica il solo scultore che possa definirsi espressionista astratto, lavora con scarti di ferro attraverso processi di assemblaggio. Fin dagli anni Quaranta Smith perfeziona la tecnica per opere di grandi dimensioni, totem in acciaio inossidabile dalle linee astratte e dai piani geometrici sovrapposti, trasposizioni scultoree della lezione pittorica cubista.

La terza sezione è totalmente dedicata all’americano Franz Kline, classe 1910. A 25 anni compie un importante soggiorno triennale di formazione a Londra dove frequenta la Heatherly’s Art School. Alla fine degli anni Quaranta si avvicina all’Action Painting dove intraprende la sua rivoluzione pittorica con tratti sintetici dei suoi bozzetti diventano linee corpose nella loro proiezione sul muro. Il trasferimento di questi tratti su tela per dipinti di grandi dimensioni rendono le sue opere uniche. Del 1951 è la sua prima personale alla Egan Gallery: il successo è immediato e prosegue per tutto il decennio. Insieme a Pollock, Rothko e de Kooning è considerato tra i massimi interpreti della Scuola di New York.