foto: Giada Ferri

Questa mattina, a Roma, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, abbiamo salutato uno dei personaggi più eccentrici della storia dell’Heavy Metal romano.

Richard Benson – chitarrista, autore, giornalista, presentatore e attore – è stato un punto di riferimento per diverse generazioni di musicisti e di appassionati del genere.

Le sue trasmissioni televisive erano dei veri e propri must. I suoi video didattici dei veri giochi di coscienza che purtroppo in pochi hanno saputo cogliere.

Conoscenza, freddezza, teatralità, su una base solida di chitarrismo veloce e personale, hanno fatto sì che Benson fosse riconosciuto come un vero e proprio cultore della musica anglo-americana e un’icona per un pubblico vastissimo e diverso.
Un séguito smisurato di fan e addetti ai lavori che riempivano i suoi live, divenuti, con l’andare del tempo, dei veri spettacoli.

Questa mattina erano in tanti a gridare i suoi “aforismi”. Ragazzi di quella generazione passata e signori ormai padri, ma ancora figli di un tempo fatto di ricordi e passioni. “Scusa”, “ultimo”, “chiamo la polizia”, “i nani”, sono stai i cori voluti dalla moglie Ester che, con un delicato “Ciao amore mio”, ha accarezzato la bara illuminata da un sole feroce, come quell’energia che contraddistingueva Benson e quel fuoco che ora finalmente brucerà le sue paure e i suoi tormenti.

Tantissimi affezionati e pochissimi musicisti oggi al suo funerale… Chissà che non abbiano temuto il confronto anche davanti alla sua scomparsa.

“LA VITA È IL NEMICO”