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Attorno allo Stadio Olimpico aria di gare e poca passione

Francesco gira nei dintorni della Medal Plaza, il posto dove si metteranno al collo degli atleti le medaglie. Sembra smarrito, sguardo fisso tra l’obelisco e quella palla di marmo che da poco ha iniziato di nuovo a zampillare. Viene da Macerata, non vicino, non lontano.

Francesco ha un nome potente a Roma, il nome solenne scelto dal Papa e, con un luccichio negli occhi, ma non è romanista, il nome di un altro re sportivo, che proprio a pochi metri da qui ha scritto le pagine importanti dello sport romano.

Lo affianchiamo, ci dice che è tutto assurdo. Lui che si è svegliato presto per arrivare all’Olimpico in tempo sin dalla mattina. E’ arrivato, ha trovato un vuoto. Ha preso dei panini per la giornata nei bar di fronte al palazzo del CONI, perché quando è partito i negozi erano ancora chiusi. Pagamento in contanti perché il POS non era funzionante, e con la stessa cifra ci avrebbe mangiato al ristorante – “ma quello buono eh” – ci tiene a precisare. I biglietti degli ingressi li ha presi on line e dorme da un amico per risparmiare un po’.

Io “la botta” di un vero stadio pieno pieno non l’ho mai vista ci dice confermandoci che anche quello per lui è uno spettacolo da vivere. Macerata non è Roma, il suo stadio non è l’olimpico, ed i pienoni, quelli veri li ha visti solo in televisione.

Gli piace lo sport, segue il calcio, ha il telefonino puntato sul Roland Garros ed è qui per l’atletica, segue tutte le dirette sulle app per avere i risultati in tempo reale. “Mi piace lo sport, e con gli amici gimo’n’giro” per dire che con la comitiva degli amici vanno spesso in giro per la cittadina quando non attacca a lavorare presto.

“Tutto vòto”, non si capacita come in un Europeo ci sia tanto spazio di movimento sugli spalti. Eppure a Tokio sembravamo tutti stregati dalle medaglie dalle corse, da quei tre corpi sorridenti con la medaglia al collo col tricolore dietro, la foto simbolo delle prime pagine dei giornali. Ed oggi che gli atleti sono qui quasi sotto casa, non c’è nessuno.

Certo, è venerdì, i romani lavorano di giorno cerchiamo di approntare una scusa. Ma la sera? Dove sono? “Vòto, tutto vòto” continua a ripetere in un refrain quasi a cantilena. Francesco era convinto di vedere Jacobs nelle batterie serali dei 100 metri, ed invece non c’è stato.

Ed anche la sera dalle tribune stampa il colpo d’occhio è silenziosamente disturbante. Questo lo vediamo anche noi. Un gruppo di bambini chiassosi alle nostre spalle canta a ripetizione l’inno nazionale sventolando bandierine, gruppetti di tifosi svizzeri che sfoggiano le bandiere rosse con la croce bianca, un pubblico a gruppetti, i sostenitori in curva con gli striscioni e bandiere, che non riescono a nascondere ampie zone di seggiolini colorati addobbati a festa che disegnano le onde.

Francesco ci lascia, continua a vagare attorno allo stadio col suo zainetto sulle spalle, va verso il palco della medal plaza per vedere le premiazioni. Quel palco che ha visto nei maxi schermi dell’olimpico con lo spettacolo dell’inaugurazione, un balletto ed un sindaco sopra, e 30-40 persone sulle sedie allineate tra i mosaici.

E dire che questo è il tempio dello sport italiano, ormai lontano da quelle olimpiadi targate anni ’60, dai mondiali di atletica dell’87, dai mondiali di calcio del ’90. Ed intanto anche il traffico attorno allo stadio all’uscita sembra donare a Roma un po’ di concentrazione.