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Lazio – Empoli 2-2: PsychoLazio! I biancocelesti non sanno più vincere

foto: Redazione

Immobile e compagni si buttano via nel finale, dopo una partita dominata. Romani a secco di successi da tre giornate.

 

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“Il calcio è un mistero agonistico”. Non c’è definizione migliore di questa massima breriana per descrivere quanto avvenuto tra Lazio e Empoli. I biancocelesti, dopo 80 minuti abbondanti di dominio, si sono fatti rimontare due gol  dai toscani allo scadere. Cosa può essere successo? Molto semplice. La squadra di Sarri pensava che fosse finita lì, la partita, e si è lasciata andare ad un (inconscio) eccesso di confidenza. “Missione compiuta, siamo stati bravi, ora gestiamo con calma i minuti finali, etc etc etc” sobillava la vocina interiore nella testa dei laziali. Così, quando la realtà si è presentata ben diversa dal sogno di una vittoria assicurata, i biancocelesti non sono più riusciti ad attaccare la spina. Abbandonandosi a dieci minuti di frenetica malinconia, aperti dal gol di Caputo e suggellati dal destro chirurgico con cui Marin ha freddato Provedel. E con lui tutto lo Stadio Olimpico.
Eppure, nonostante il risultato dica altro, bisogna avere l’onestà di dare alla Lazio quello che la Lazio meritava. Ovvero i complimenti per una gara approcciata bene (Felipe-gol al 2′) e virtualmente chiusa in scioltezza ad inizio ripresa con Zaccagni. Senza concedere praticamente nulla all’Empoli. La verità è che la probabilità di un pareggio dei toscani a 10 minuti dalla fine avrebbe pagato ennesime volte la posta. Se però i Zanetti-boys un merito l’hanno avuto – eccome! – è stato quello di non gettare mai la spugna. Anche quando tutto sembrava perduto.

A provare a scacciare i dubbi, dopo le due sconfitte consecutive contro Juventus e Lecce, ci aveva pensato subito Felipe Anderson con la collaborazione di uno spaesato Caputo. Il primo, su angolo velenoso del redivivo Luis Alberto, spizzava il pallone quel tanto che bastava per spedirlo verso la porta del para tutto Vicario. La testolina di Ciccio-(auto)gol, incocciata involontariamente la sfera, la spediva alle spalle del suo incolpevole portiere.
Questo per la truppa sarriana era senza dubbio l’inizio di partita ideale. Perché alleggeriva la testa dei biancocelesti dandogli la possibilità di giocare in scioltezza, una volta fatta saltare la barricata dell’Empoli. I toscani tra le squadre in coda sono quella che subisce meno gol di tutte (20 in 16 gare). Pagano questa relativa solidità con una tremenda fatica a far gol, ma possono diventare un muro scivoloso da scavalcare. Memore dell’insostenibile leggerezza del suo Venezia, la passata stagione retrocesso rovinosamente in B, Paolo Zanetti s’è fatto meno retorico e più concreto. Il suo è un Empoli da battaglia, senza tanti svolazzi. Poi per far gol servono la qualità e un bomber. La prima è forse troppo acerba ma non manca. Per quanto riguarda il goleador… che sia il sempiterno Caputo, tornato a gennaio dalla Samp?
Continuo il predominio territoriale della Lazio. Che se nel primo tempo ha avuto un torto, è stato quello di non concretizzare la netta superiorità arrotondando il punteggio. Ci è andato vicino Zaccagni attorno al 20′, dopo una ripartenza, sparacchiando tuttavia malamente il tiro del 2-0. Pure Milinkovic, sempre un po’ abulico, ha sprecato un’incornata da calcio d’angolo.

“A tratti li biancocelesti sanno essere una squadra ingiocabile”, diceva Zanetti sabato in conferenza. Sempre si ricordino di non staccare la spina. La Lazio se lo dimenticherà di nuovo – come noto – ma quando trova davanti a sé una squadra inferiore, e non in grado di impensierirla, la banda di Sarri effettivamente produce sempre bel giuoco. All’Empoli domenica pomeriggio non era riuscito nulla per 80 minuti. Più che per demeriti suoi, per bravura dei sarristi. Oltre che fisicamente – i toscani schierano molti scriccioli, per fisico e per età – i laziali hanno dominato innanzitutto la gara tecnicamente. Forti delle doti di palleggio dei suoi tenori e in particolare quelle di Luis Alberto. Lo spagnolo pazzerello, quando si tratta di gestire la palla e governare il ritmo della partita, può andare bene anche per i calcio scientifico di Sarri. Il quale altrimenti ci rinuncia spesso e volentieri in nome del dio Gioco. Il dirimpettaio del numero 10, la recluta Vecino, ha giocato molti più minuti più dello spagnolo in campionato. Non ce ne voglia il corridore Matias: centellinare Luis Alberto è un grande spreco.
Tornando alla partita. Onore a Zaccagni, per il bel gol di cucchiaino al minuto 53, su assist del maratoneta dai piedi buoni Felipe Anderson. Complimenti vivissimi al solido Vicario, per il volo plastico con cui attorno all’ora di gioco ha sventato una tremebonda fucilata di Milinkovic dai trenta metri. Frizzi e lazzi invece per la Lazio. Lasciare aperta una prateria al contropiede dell’Empoli all’83’, permettendo a Cambiaghi e Caputo di galoppare indisturbati e ridurre lo svantaggio, è stato imperdonabile. Non essere in grado di gestire il pallone allo scadere regalando punizioni e angoli all’Empoli – dagli sviluppi di uno di questi è nato il pareggio degli ospiti – è stato invece un peccato mortale. La chimera Champions League sembra destinata a rimanere tale anche quest’anno: solo l’improvvido pareggio dell’Inter contro il Monza non rende già funereo il distacco dal quarto posto. Depresso, comunque, rimane l’umore dei laziali dopo la terza partita senza vittorie. Tre gol fatti e sette subiti. 

 

Le dichiarazioni di Sarri nel dopo partita.

“Oggi bisogna fare i complimenti ai nostri calciatori perché abbiamo fatto una buona gara. Una gara di livello. Non si è vinto semplicemente per una questione di dettagli. Pure questi vanno curati – spiega Sarri negli spogliatoi – ma non è semplice. A volte conta anche la fortuna. Il gol del 2-1? Se ci avventavamo in cinque su quel pallone vagante, il contropiede non lo prendevamo. Lotito è dispiaciuto come tutti noi. Ma ha capito lo sforzo fatto dai ragazzi durante la partita. L’impressione è che mentalmente ci manchi qualcosa. La mentalità è la cosa più difficile da allenare e d’acquistare. Forse la nostra cilindrata non è poi così grande. Dobbiamo riflettere. Champions League? Bisogna prima uscire da questo momento delicato. Poi vedremo cosa accadrà”.

 

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Tabellino:

Lazio Empoli 2-2

LAZIO (4-3-3): Provedel; Lazzari (dal 24’s.t. Hysaj), Casale (dal 24’s.t. Vecino), Romagnoli, Marusic; Milinkovic, Cataldi, Luis Alberto (dal 41’ s.t. Basic); Felipe Anderson, Immobile, Zaccagni (dal 14’s.t. Pedro). All.: Sarri.

EMPOLI (4-3-1-2):Vicario; Stojanovic (Da 22’s.t. Ebuehi), Ismajli, Luperto, Parisi; Grassi (dal 10’ s.t. Bandinelli), Marin, Fazzini (dal 31’s.t. Bajrami); Baldanzi (dal 10’ s.t. Cambiaghi); Caputo, Satriano (dal 22’ s.t. Pjaca). All.: Zanetti

Arbitro: sig. Ivano Pezzuto – sez. Lecce

Marcatori: 2’p.t. Felipe Anderson (L), 9’s.t. Zaccagni (L), 38’s.t. Caputo (E), 45’+2s.t. Marin (E)

 

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