#La Cartolina di Valerio Piccioni

Se il New York Times scrivesse anche dello Skate Park nato al Trullo

Sirio

Io non avrei mai voluto scrivere queste righe. Vorrei che Gianni, Gianni Bondini, il mio amico Gianni, fosse ancora qui a compilare i suoi “biglietti” per Roma Sport Spettacolo.

Con quella miscela di ironia, competenza e curiosità che erano il timbro di fabbrica non solo del suo giornalismo, ma pure della sua vita. Purtroppo non è cosi, e purtroppo ho il gravoso compito di raccogliere il suo testimone, invitato a farlo dalla stima e dall’affetto dei suoi compagni di avventura che avevano fatto nascere questa testata, ancora giovanissima e già con una robusta produzione giornalistica alle spalle.

Gianni aveva più di tutto e più di molti una qualità: gli interessavano gli altri. Gli interessava quello che pensavano, dicevano, inventavano. Per essere fedele alla sua direzione devo quindi fare una promessa nel momento in cui assumo questo incarico: cercherò di ascoltare, chi mi sta vicino, le persone che vivranno con me con continuità questa esperienza, ma anche chi è lontano, chi ha qualcosa da dire, da raccontare, da trasmettere. Certe volte bisogna mettere da parte se stessi se si vuole capire, intercettare, scoprire.

Matteo con la poesia scritta per lui da Gianni Bondini
Matteo con la poesia scritta per lui da Gianni Bondini

Gianni era capace di tutto questo. Dopo la morte mi è capitato di leggere una sua poesia, più che altro un gruppo di pensieri diventato racconto. Parlava di Matteo, un ragazzo che ha un disturbo dello spettro autistico, della sua scoperta dello sport e dell’atletica e degli straordinari effetti “sociali” prodotti nella sua vita da quell’attività.

Sirio aspetta tutti al Parco Schuster sabato 25 maggio per OGNUNO A MODO SUO
Sirio aspetta tutti al Parco Schuster sabato 25 maggio per OGNUNO A MODO SUO

Avrei voluto presentare a Gianni anche Sirio, un bambino passato dallo “stato vegetativo” all’andare a scuola sulle sue gambe, con un’indomabile voglia di muoversi, pedalare e alzare le braccia in segno di vittoria sul suo triciclo adattato, fare ginnastica, vivere le emozioni del viaggiare sulla pista di uno skate park.

Ecco, lo skate park. Una pista. Di legno. Accessibile e itinerante perché ognuno “skaeta” a modo suo. Non l’ho mai vista, la pista. La conosco dai racconti di Valentina, la mamma di Sirio, che con altre compagne e compagni di viaggio ha fatto nascere la Fondazione Tetrabondi. Che sabato 25 maggio (dalle 14) e domenica a Roma, al Parco Schuster, davanti alla Basilica di San Paolo, organizzerà un grande festival di attività sportive inclusive, skateboard compreso.

Io a questa storia ci penso spesso. Penso a questi ragazzi che costruiscono la pista, penso al magazzino del Trullo dove la pista viene conservata e al fatto che ogni volta che esce è un po’ una festa. Penso allo skateboard, al suo esordio olimpico di Tokyo, penso alle immagini delle acrobazie con vista sul Colosseo che hanno scomodato persino il New York Times che ha dedicato un articolo ai voli acrobatici di Colle Oppio. Penso a quei dirigenti di Sport e Salute e della Fisr (la federazione degli sport rotellistici) giustamente orgogliosi di quel reportage giornalistico così prezioso. E mi piacerebbe se queste storie si incontrassero, se ci fosse un New York Times pure per questo skate Park di periferia, mi piacerebbe se qualcuno venisse a vederlo, magari interrogandosi sulla possibilità di utilizzarlo agli World Skate Games di settembre (che si svolgeranno anche a Ostia e al Pincio). Insomma, un po’ di Trullo al Colosseo. Perché Roma non è solo il suo favoloso centro storico o la grande bellezza del Foro Italico: è grande, talmente grande che a volte tutti noi non ci rendiamo conto delle energie e delle idee sparse sul suo territorio. E Sirio, Valentina e tutta la loro “squadra” di Tetrabondi hanno veramente tante cose da farci vedere e da raccontarci. Peccato solo che non ci sia anche Gianni ad ascoltarli.

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